Perché “Nascosta tra i Fiori” come proposta di lettura estiva?  Perché siamo di fronte ad un classico della letteratura giapponese ancora purtroppo attuale. Perché se è vero che di passi nella emancipazione femminile se ne sono fatti tanti, è altrettanto vero che la strada da percorrere è ancora purtroppo tutta in salita. Senza andare oltre i nostri confini, pur ammettendo di avere ora anche noi una donna come Presidente del Consiglio, così come in tante altre realtà, il percorso delle donne rimane ancora ricco di disuguaglianze. Ecco che quindi questo volume attraverso un racconto del passato può forse aiutarci a comprendere meglio il nostro presente.      

“Gin salì esitante sul tavolo e si curvò sulla difensiva. Sentì i passi del dottore avvicinarsi e fermarsi
accanto a lei. “ lasciami esaminare la zona infetta” Gin chiuse gli occhi e si morse il labbro fino a
sentire il sapore del sangue. Era certa che sarebbe stato meglio morire piuttosto che rimanere
esposta a quel modo, lì davanti a quegli uomini. Ai dottore era davvero permesso fare cose del
genere? Se il dottore fosse stato una donna, forse sarebbe stato diverso, ma era impensabile che
una donna si mostrasse in quel modo a un uomo.
Dicembre 1870 Gin Ogino, diciannove anni, viene ricoverata all’ospedale di Juntendo, Tokyo,
affetta da quella che nella medicina cinese viene chiamata Norin, gonorrea, una malattia
all’epoca, ritenuta incurabile, non essendo ancora stata scoperta la penicillina. Gin è febbricitante e
malconcia, appare sfiorita e smunta, nonostante la sua giovane età. Nei tre anni che precedono
tale evento, era stata data in moglie ad un uomo molto ricco, di cui non conosceva altro che il
nome e la malattia venerea che gli aveva trasmesso. Un triennio pieno di mortificazioni umiliazioni e tradimenti.

Una volta scoperta la malattia, Gin, fa ritorno alla casa natale, frustrata e umiliata, con l’intento preciso di chiedere il
divorzio. Per una donna dell’epoca, chiedere il divorzio significava rinunciare ad una vita dignitosa
e rispettabile. Ma per Gin chiudere per sempre un matrimonio in cui era stata messa all’angolo e
tratta come una nullità, rappresentava una priorità.
Sostenuta dalla famiglia Gin ottiene il divorzio, e riprende quegli studi abbandonati in vista del matrimonio. A 
porre un freno alla sua insaziabile voglia di conoscenza è purtroppo la malattia, che si impone nella sua vita
al punto da costringerla ripetutamente a letto con rilevanti crisi febbrili. La madre, Kayo, grazie alla raccomandazione del medico di famiglia, riesce a garantire alla sua giovane figlia un ricovero all’ospedale di Tokyo, per farla curare da un famoso medico, Sato Shochu, esperto in medicina occidentale. L’esperienza in ospedale di Gin, il profondo senso di smarrimento e umiliazione delle visite mediche da parte di soli uomini, peraltro poco edificanti, fanno  maturare l’idea di voler diventare medico. Una possibilità remota, quasi un disonore, visto lo stato delle donne dell’epoca relegate esclusivamente alla cura della casa e dei figli.
“Nascosta tra i fiori” un volume di Jun’ichi Watanabe(1933-2014), Giunti edizioni, è uno dei lavori
più venduti e conosciuti della storia della letteratura giapponese. In Italia la sua prima edizione è del 2025 in versione integrale con la traduzione di Giovanni Borriello. Gin Ogino, nota come Ginko Ogino, primo medico donna Giapponese fu un’apri fila per tutte le donne medico del Giappone, ma anche, una pioniera dei diritti femminili. Gin, infatti, cambiò il suo nome in Ginko proprio in spregio alle tradizioni medievali dell’epoca Edo che continuavano ad imperversare anche nella moderna epoca Meiji (1868-1912) . Le donne dovevano avere un nome breve, proprio come quello degli
animali domestici, per poter essere immediatamente comandate. 

L’autore del volume Jun’ichi Watanabe, è stato tra gli scrittori più prolifici e importanti del paese. Nel 1968 abbandonata l’attività di chirurgo ortopedico si dedicò completamente alla scrittura vantando una produzione di oltre cinquanta volumi. “Nascosta tra i fiori, HanaUzumi “pubblicato nel 1970 dalla casa editrice Kawade Shobo Shinsha, ottiene molteplici riconoscimenti tra cui il premio Naoki e il Premio Yoschikawa. Un volume nato per caso come egli stesso racconta nella postfazione nel motivare il desiderio di dare notorietà alla storia di Ginko:

“Mentre stavo riordinando, un opuscolo impolverato cadde accidentalmente dallo scaffale della
libreria sul pavimenti. Lo raccolsi con poca attenzione e vidi che si trattava del numero 175 della
Rivista medica dell’Hokkaido. Sulla prima pagina si leggeva: Breve storia di Ginko Ogino.”
Con un’attenta ricerca, supportato da coloro che avevano avuto il pregio di conoscerla, Jun’ichi
Watanabe, incontra Ginko Ogino. Una personalità forte e allo stesso tempo consapevole
delle proprie fragilità, gli racconta di quella donna che sfidando le tradizioni con grande intelligenza
e notti insonni di studio, riesce ad ottenere una licenza medica e ad aprire la prima clinica
ginecologica dell’epoca. Un percorso irto di difficoltà che frantuma quella cultura patriarcale così fortemente radicata. Ginko è una donna indipendente che non si lascia né persuadere né lusingare. ma che soprattutto che non ha bisogno di un uomo per sostenersi.

Nel suo percorso professionale, scoprirà di altre donne ammalate dalla sua stessa patologia costrette a soccombere ai desideri sessuali dei propri mariti. Comportamenti dettati oltre che dall’ignoranza dalla supponenza dell’uomo nei confronti della donna, considerata un essere inferiore da dominare. Una storia che sembra riecheggiare il nostro presente nella triste parola femminicidio.

Arriva in Italia Ginko Ogino che con le sue terribili vicissitudini e la sua caparbietà insegna ad andare
oltre quanto stabilito dal vivere comune o dall’educazione. Un grido che spezza e infrange, proprio
come il fiume Tone che scorre attraverso la pianura del Kanto, che Ginko vedeva muoversi, ancora
adolescente, nella sua terra natale.

Anna Di Fresco