«Puoi contarci, nonno! Te lo ridico: io non mi dimentico più di me».

«Sii orgogliosa delle tue emozioni, Robertina. Ti fanno essere quella che sei!».

«Non riesco ad essere meno, nonno. Devo sempre dare di più».

«È come il discorso che avete fatto oggi a teatro, Robertina. Lui ti riempie o ti svuota?».

«Io non ho avuto modo di rispondere, nonno. Ma diciamo che a me riempie, tanto tantissimo e poi mi svuota, ma solo alla fine del viaggio».

Con Azzurro come te, Graus edizioni, Roberta Salvati ci regala una pagina letteraria intensa, caratterizzata da lunghi dialoghi, pensieri profondi, e considerazioni di notevole rilevanza . Un’opera che parte da un dolore acuto, la perdita del nonno, raccontando un anno di vita della scrittrice che riporta in vita, teneramente, un’interazione che parte dal vero per giungere alle porte dell’anima. Una narrazione metafisica, oseremo dire, che permette all’autrice di rivivere il conforto di una persona a lei tanto amata, lasciando ai lettori un’opera in continuo divenire. Non leggeremo il dolore o la morte, ma la vita che si ripete negli insegnamenti e in una Napoli azzurra e limpida.

Un’opera che trascende la tecnica scrittoria, lasciando spazio ad un tenero flusso di coscienza talvolta moderato dalla presenza assenza del nonno, che diverrà punto di riferimento nel  suo percorso di vita accompagnandola a un dialogo senza tempo.

Il nonno di Roberta Salvati è una presenza reale e sincera, non incontreremo sofismi, ma solo la tenerezza di una persona amata. Un abbraccio dall’aldilà che permette alla scrittrice di realizzare un volume introspettivo e immaginifico, dove fa da protagonista una storia profondamente vera. Azzurro come te è narrativa che incontra la poesia, un genere molto caro alla scrittrice, introitando la perdita realizza un’opera intima e delicata, nella quale si sveste di ogni forma di difesa per guardare in faccia al dolore con generosità.

L’autrice, infatti, si libera, coraggiosamente, di ogni forma di limite, volendo raccontare pienamente i moti dell’anima che l’inducono ad invocare la presenza del nonno. Una presenza confortante, della quale la scrittrice non vuole fare a meno, e che, con questo libro, consacra in un’opera d’arte letteraria. Un atto di grande coraggio, quello dell’autrice che non si nasconde, tirando fuori debolezze e paure che rielaborano dolore.

In uno scenario che diventa protagonista, la Napoli del cuore, accompagna l’autrice e la presenza del nonno, che via via diventa sempre più eterea pur mantenendo concretezza, in un cammino che porta alla vita e non alla morte.

«Robertina, tu fai piano a nonno, vedrai che arrivi sana e salva. E fa ’e scale ro Petraio?».

«Esatto, nonno».

«Come si vede bell Napoli a là!».

«Allora per ogni panorama c’è sempre la salita nonno, ho detto bene!».

«E itto proprio bell, Robertina.

Il nonno bussa alle porte dell’ anima e l’autrice risponde con tenerezza, raccontando la vita a chi non l’ha più. Un volume interessante per la sintassi e per la dinamica del racconto, che si profila come un lungo dialogo con sé stessi, nato dall’aver vissuto intensamente una persona cara tanto amata.

Anna Di Fresco