
Perché proprio “Favole al telefono”.
Perché con un classico non si sbaglia mai, e poi, perché Rodari per i nostri piccoli, ma non solo, è senza alcun dubbio una firma indelebile del Patrimonio Letterario Italiano.
Ma c’è qualcosa in più. Il grande maestro, attraverso il pretesto di un papà commesso viaggiatore, racconta storie telefonico degli anni Sessanta, si aggancia ad una odierna realtà meno romantica, ma purtroppo, sempre più concreta della marea di contributi audio-video disponibili su cellulari e tablet utilizzati per intrattenere i nostri piccoli.
Ecco che, quindi, ritornare in presenza accanto ai bambini, con in mano il sano profumo della carta stampata può far bene a loro e anche a noi.
Pubblicata nel sessantadue da Einaudi, “Favole al telefono” è una delle opere più famose di Rodari. Per l’occasione consigliamo la prima versione del volume, con le illustrazioni di Bruno Munari, uno dei grandi rappresentanti dell’arte del Novecento. Un testo che non invecchia, ma che al contrario, grazie ai personaggi, partoriti dalla straordinaria fantasia dell’autore, continua ad essere attuale.
Come dicevamo, il libro racconta di un papà commesso viaggiatore che tutte le sere, alle ventuno in punto, si mette in contatto con la figlioletta per raccontarle la favola della buona notte.
“ … il ragioner Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l’Italia intera, a Est, a Ovest, a Sud, a Nord, e in mezzo, vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua, e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina gli diceva: – Mi raccomando, papà: tutte le sera una storia.”
Storie semplici, nate con l’intento di far addormentare i piccoli sull’onda della fantasia, attraverso la costruzione di mondi paralleli, tanto vicini alla realtà quanto all’immaginario.
Ad accompagnare quelle che vengono definite storie “tutte un po’ corte”, troveremo le illustrazioni di Bruno Munari che, con pochi segni colorati ad arte, come una melodia d’accompagnamento, tramutano in immagini i profondi concetti delle favole del ragionier Bianchi.
Uno dei personaggi più noti è Giovannino Perdigiorno, presente in questo volume nelle storie “La passeggiata di un distratto” e “ Il Paese senza punta” . Tanto simbolico, quanto caro allo scrittore, Giovannino, diventerà protagonista di un’opera pubblicata negli anni Settanta ed intitolata “ I viaggi di Giovannino Perdigiorno” , Einaudi edizioni.
Ne “La passeggiata di un distratto” Giovannino, che è un bambino curioso, perde pezzi di sé, attratto com’è dal mondo che lo circonda.
“Mamma, vado a fare una passeggiata”
– “Va’ pure Giovannino ma sta’ attento quando attraversi la strada”
Una raccomandazione semplice, che Giovannino proverà, con tutte le sue forze a rispettare, non riuscendovi mai. Tuttavia, alla fine del racconto, la mamma premierà ugualmente Giovannino per la buona volontà palesemente dimostrata.
Una storia che lascia trasparire l’intento pedagogico dell’autore orientato a promuovere un’educazione consapevole, nel rispetto di ciascuna identità.
“Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, una volta capitò in un paese dove gli spigoli delle case erano rotondi, e i tetti non finivano a punta ma con una gobba dolcissima”
Nella storia “Il Paese senza punta” Giovannino è protagonista di un’esperienza straordinaria: di fronte ad una contravvenzione un po’ bizzarra, caratterizzata dal dover dare due ceffoni ad un amabile e cortese vigile, Giovannino sceglie di essere gentile, trasformando gli schiaffi in carezze. Una scelta che porterà, come conseguenza, l’allontanamento del nostro protagonista dal Paese senza punta, ma che renderà Giovannino felice per non aver infierito su un innocente.
“- Ma è ingiusto, è terribile. – Certo che è ingiusto, certo che è terribile. La cosa è tanto odiosa che la gente, per non essere costretta a schiaffeggiare dei poveretti senza colpa si guarda bene dal fare niente contro la legge.”
Il volume prosegue con altre storie dal grande valore educativo, in grado di spiegare non solo concetti difficili, ma anche emozioni complesse, usando paradigmi accessibili.
“Questa storia non è ancora accaduta, ma accadrò sicuramente domani. Ecco cosa dice. Domani, una brava, vecchia maestra condusse i suoi scolari, in fila per due, a visitare il Museo del Tempo Che Fu, dove sono raccolte le cose di una volta che non servono più, come la corna del re, lo strascico della regina, il tram di Monza, eccetera. In una vetrinetta un po’ polverosa c’era la parola Piangere. “
Un messaggio di speranza. Un domani, dove non esiste la tristezza, il sopruso; un domani felice, dove una vecchia maestra possa dover davvero faticare per spiegare la parola “Piangere”.
Anna Di Fresco