
Arriva giusto in tempo per l’estate la modifica al disciplinare del Chianti DOCG che ne introduce la versione rosata.
Sulla Gazzetta Ufficiale n.134 del 12 giugno 2026 compare la denominazione “Chianti Rosè DOCG” approvata dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste “modifiche applicabili anche ai vini atti a diventare DOCG «Chianti» derivanti dalla vendemmia 2025, ivi comprese le relative sottozone previste dal disciplinare vigente al momento della rivendicazione, mediante riqualificazione alla tipologia «Chianti» D.O.C.G. Rosè, purché’ le relative partite siano in possesso dei requisiti stabiliti nell’allegato disciplinare di produzione e sia verificata la rispondenza da parte del competente organismo di controllo.”
Insomma, giusto il tempo di aggiornare le etichette che si sarà nel pieno della stagione estiva del Chianti, anche se, con molta probabilità, il boom arriverà solo in quella del 2026.
I vini rossi si bevono meno con il caldo e questa modifica, dettagliatamente descritta nell’articolo 3 del Decreto di Approvazione, potrà costituire una svolta nelle vendite per le aziende del territorio, che avranno di fatto la possibilità di usare molteplici varietà.
Il vitigno principe è naturalmente il Sangiovese, che deve rappresentare almeno il 60% dell’uvaggio, al quale si possono aggiungere uve a bacca rossa e/o bacca bianca.
Per intenderci in un Chianti Rosè DOCG potremmo trovare “ i seguenti vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana:
Cabernet franc n., Cabernet sauvignon n., Canaiolo n., Chardonnay b., Ciliegiolo n.
Colorino n., Malvasia bianca lunga b., Merlot n., Montepulciano n., Pinot grigio g.
Sauvignon B., Syrah n., Trebbiano toscano b.,Vermentino b., Vernaccia di San Gimignano b. 
Ciò che sicuramente non troveremo è un rosé nella storica fiaschetta identificativa del Chianti, dichiaratamente vietato per la tipologia. Peccato, sarebbe stato divertente vederne delle mini-versioni da bordo piscina con cannuccia.
Goliardie a parte, va sottolineato che il lavoro del Consorzio di Tutela dei Vini Chianti è da tempo finalizzato ad aggiornare le regole di produzione di un vino storico senza intaccare il suo prestigio ma inserendolo nel contesto in forte cambiamento, come ha dichiarato Giovanni Busi, Presidente del Consorzio:
“Queste modifiche rappresentano il punto di equilibrio tra identità e innovazione. Da una parte continuiamo a difendere gli elementi che hanno reso il Chianti uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo; dall’altra introduciamo strumenti che consentono alle aziende di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e del cambiamento climatico”.
All’interno della stessa uscita della Gazzetta è stata determinata un’ulteriore modifica al disciplinare del Chianti DOCG, ovvero, l’introduzione di una ottava sottozona, quella di “Terre di Vinci” che vede coinvolti gli areali di Vinci, Cerreto Guidi, Capraia e Limite e Fucecchio,
e che si aggiunge alle esistenti sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli, Rufina.
A dire il vero, se ne parla ormai da diversi anni, almeno quattro, dell’importanza di valorizzare quest’area per il suo rilievo storico, oltre che vitivinicolo, essendo la terra natale di Leonardo da Vinci, ritenuto un genio anche dell’enologia, oltre che Wine Lover. D’altronde, non solo è cresciuto accanto ad una vigna, appunto, quella del padre, ma Ludovico il Moro, proprio in riconoscenza per il lavoro che stava facendo nella realizzazione de “L’ultima Cena” gliene regalò una a Milano nota poi come la Vigna di Leonardo.
Se volete sapere di più esiste la Leonardo da Vinci SpA che “rappresenta l’unione di cantine italiane con la missione di valorizzare la storia e le eccellenze vitivinicole di ciascun territorio, attraverso un moderno connubio di progetti enologici, cultura ed enogastronomia, per raccontare ogni giorno il Genio del vino.”
Sul sito è riportata una sua frase:
“Se seguirete i miei insegnamenti berrete un vino eccellente”
E, quindi, le aspettative sulla sottozona “Terre di Vinci” sono molto alte. Non resta che degustarlo, magari anche in versione rosata!
Antonella De Cesare