
Bellano, cittadina in provincia di Lecco situata sulla sponda orientale del Lago di Como. In un grigio mattino di novembre viene rinvenuto un cadavere. Siamo agli albori degli Anni Trenta e gli avvenimenti che seguiranno saranno a dir poco sconvolgenti. Quel corpo, infatti, nasconde segreti e nefandezze le cui radici si fanno risalire, durante le indagini, a tre anni prima, con la dipartita di un uomo di nome Erasmo.
La morte del povero Erasmo, fu naturale quanto improvvisa. Il fruttivendolo, dedito al lavoro, e con una ferrea morale, andava al Creatore con la coscienza a posto, avendo lasciato all’unico figlio, Cletto, una bottega bene avviata, nessun debito, e qualche risparmio. Se ne andava, sperando che, quel figlio belloccio e un po’ sciocchino, mettesse su giudizio, perché altrimenti, per lui, profetizzava una vita piena di guai e vicissitudini. Cletto , di par suo, non aveva nessuna intenzione di proseguire il lavoro del padre. Affascinato dalla bella vita e dagli attori hollywoodiani, Cletto capì che la vita del padre non avrebbe mai potuto appartenergli e nel tratteggiare una confusa linea di confine tra il presente e il futuro, una mattina decide di incontrare un losco grossista di frutta per un affaruccio che gli avrebbe reso qualche lira.
Gioietta, una giovane operaia, nel frattempo, ha appena smesso di litigare con la madre Castica. La donna, refrattaria alle ambizioni da attrice della figlia, vive con ripugno i suoi comportamenti giulivi e il continuo acquisto di riviste scandalistiche che ritrova puntualmente sparse per casa. Quella mattina, al culmine di un furibondo litigio, Gioetta esce a fare una passeggiata e incontra Cletto. È amore a prima vista, e per entrare l’uno nello sguardo dell’altro, si raccontano una fitta trama di bugie dalle quali non riusciranno più ad uscirne.
Andrea Vitali con “La profezia del povero Erasmo”, Rizzoli edizioni, racconta la rocambolesca storia di due illusi. Una tragicommedia che vedrà come filo conduttore” la bugia”, vettore del romanzo e delle scelte dei due protagonisti. Due giovani fortemente orientati verso il raggiungimento di uno status sociale che va oltre la voglia di mettersi in gioco sul serio, con sacrificio e impegno. Non c’è affanno, nella loro ricerca verso l’agiatezza nonostante siano figli di una generazione di uomini e di donne che, con grande fatica, lavorano per dare acqua ad una sete che sembra essere insaziabile. Erasmo era un padre vedovo che sperava di coltivare nel figlio la passione verso il lavoro, il sacrificio, la vita onesta; Castica, una donna stanca, affamata, con un marito muratore a cottimo, e un fratello malato da accudire ma, fortunatamente per loro, in grado di pagarsi il pane con la pensione.
Una sostanza che va oltre la dura apparenza e che, evidentemente, porta i due giovani a volare via con la mente, a sognare per non vedere la miseria che li circonda. Un sogno senza progettualità, che induce i due giovani a convincersi delle bugie che si raccontano. Ma le bugie hanno le gambe corte, e quando si renderanno conto di aver esagerato, si ritroveranno incastrati in una trappola che li indurrà a compiere atti fuori dall’immaginabile, a truffare, e a continuare a mentire.
Ecco che la profezia di Erasmo assume il significato di un amaro presagio. Le furberie non salvano, soprattutto se a scapito degli altri. Un’impalcatura di menzogne che non reggerà al peso della verità, lasciando il lettore disincantato. Proprio nella capacità di disincantare il lettore di fronte all’alternanza tra le bravate dei protagonisti, e la dura realtà, risiede il merito di questo romanzo giallo, con il quale, l’autore, con ironia, mette in luce i vizi e le dinamiche sociali tipiche di un piccola comunità. Una narrazione scorrevole, all’apparenza leggera, ma ricca di spunti di riflessione.
I due protagonisti rappresentano il fallimento di una generazione incapace di realizzare quei sogni che, legittimamente, dovrebbero essere il motore dell’esistenza. Il loro è un desiderio di riscatto pregno di inadeguatezza, che li inchioda a un ruolo di cui non sembrano essere pienamente consapevoli.
Sullo sfondo la città di Bellano, che è musa ispiratrice, teatro, e sfondo delle storie di Andrea Vitali, che accompagnerà i protagonisti verso l’epilogo di un romanzo che va oltre l’intreccio cruento di un giallo.
La morte costeggia questa narrazione che, a tratti, sfiora la commedia tragicomica, senza però diventarne la protagonista. Il vero intrigo del romanzo risiede nelle vite dei due giovani menzogneri, travolti dall’inevitabile fallimento.
Una storia i cui personaggi sono autentici, vivi, tanto da indurre il lettore alla tenerezza e all’ilarità. Una verosimiglianza tipica degli scritti di Vitali, che racconta la vita senza edulcorarne le miserie, cogliendone le meraviglie e il disastro dell’essere umano.
Anna Di Fresco