Parliamo innanzitutto dell’Abruzzo e della sua terza, neonata DOCG, che si aggiunge a Tullum DOCG (2019) e a Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG (2003). Parliamo di struttura, caratterizzata da un intenso colore rubino con riconoscibili sentori di amarena, caffè e sottobosco. Al palato emergono sapidità, e tannicità e una gradazione alcolica che si colloca tra 14 e 15%.

È la sfida del momento,  considerando che le statistiche mostrano un calo nel consumo di vini rossi strutturati e ad alta gradazione. Bisognerà però capire come reagiranno il mercato e il mondo della comunicazione del vino quando le bottiglie arriveranno finalmente sugli scaffali di enoteche e supermercati.

Le prime etichette saranno dell’annata 2024 e saranno disponibili da novembre 2027. Il disciplinare, notificato l’11 novembre 2025 dopo vent’anni di lavoro, stabilisce infatti che l’invecchiamento della Casauria DOCG non possa essere inferiore a 18 mesi e, nel caso della menzione “Riserva”, a non meno di 24 mesi.

È un vino longevo, grazie anche al territorio in cui nasce, peculiare anch’esso. La zona si estende in un ampio bacino che dalla Maiella arriva ai Monti della Laga e al Gran Sasso: milioni di anni fa qui c’era il mare, e il suolo conserva ancora oggi tracce di sedimenti marini, una nota che spesso ritorna nella chiusura del sorso. Di rilievo è anche la condizione climatica, in particolare il vento che scende dalle montagne a ovest e contribuisce ad abbassare le temperature, generando quella escursione termica tanto preziosa per la qualità delle uve. Non a caso, una delle possibili etimologie del nome Casauria rimanda a “Casa Aurea”, a indicare un terreno fertile e generoso, definito persino “Paradiso delle Delizie”. Un’altra interpretazione collega invece il nome a Giove Urios, il dio apportatore dei venti: si racconta che l’Abbazia di San Clemente sia stata costruita proprio sui resti del suo tempio, da cui deriverebbe “Casa Urii”.A testimoniare la vocazione vitivinicola antica di questa zona ci sono i palmenti, manufatti scavati negli affioramenti rocciosi: vere e proprie vasche in pietra dove l’uva veniva pigiata e torchiata, così da convogliare direttamente il mosto, evitando di trasportare l’intera massa d’uva.

Queste sono solo alcune delle informazioni contenute nel neonato disciplinare, molto più ricco di dettagli, e che Angelo Molisani, enologo dell’azienda Castorani, ha illustrato durante le anteprime di degustazione. È vero che le bottiglie arriveranno sul mercato solo tra qualche tempo, ma nel frattempo la Casauria DOCG ha già iniziato il suo tour promozionale. Attualmente in etichetta compare ancora la dicitura “Montepulciano d’Abruzzo Casauria”, ma questa indicazione è destinata a scomparire: l’obiettivo è raccontare non solo un vino, ma soprattutto un territorio.

Al Vinitaly il 13 Aprile 2026 all’interno del padiglione Abruzzo c’è stata la masterclass  tenuta dal giornalista Franco Santini in cui 12 vini delle 17 aziende sono stati presentati in una maniera inusuale, dal più vecchio al più giovane, dall’annata 2003 all’annata 2023.

Angelo Molisani, come anticipato, era presente per raccontare territorio, clima e metodi produttivi, ed è a lui che abbiamo chiesto il motivo di questa scelta. La risposta è stata chiara: “per apprezzare la complessità del vino con tutte le sue peculiarità e sfumature”.

Un forte imprinting iniziale, chiaro e deciso, che ringiovanendo lascia che il sorso cambi e porti con sé fino all’ultimo bicchiere le tipicità della Casauria DOCG che a quel punto restano indelebili nella memoria olfattiva e gustativa.

Il curioso caso del Montepulciano d’Abruzzo Casauria verrebbe da dire, più che quello di Benjamin Button!

Lo scorso 9 maggio si è tenuta la presentazione ufficiale all’Abbazia di San Clemente a Casauria — evento di cui abbiamo parlato la settimana scorsa,  durante il quale Concezio Marulli, Presidente dell’Associazione Casauria DOCG, ha tenuto  una masterclass che ha proposto la degustazione di 12 vini. Questa volta partendo dall’annata 2023 per risalire fino al 2015, sempre all’interno della produzione delle 17 aziende che compongono l’associazione, ovvero: Caprera, Castorani, Chiusa Grande, Cingilia, Duchi di Castelluccio, Ettore Galasso, Filomusi Guelfi, Guardiani Farchione, Nic Tartaglia, Pasetti, Pettinella, Rosarubra, Roxan, Tenuta Secolo IX, Terzini, Tocco, Torre dei Beati, Zaccagnini.

Se ora siete curiosi e volete averne un assaggio, tenete presente che alla fine del mese alcune delle aziende della Casauria parteciperanno a Cantine Aperte, l’evento del Movimento Turismo del Vino che coinvolgerà le cantine di tutta Italia il 30 e 31 maggio.

Dell’iniziativa parleremo nell’articolo della prossima settimana.

Antonella De Cesare