Siamo lieti di ospitare nel nostro settimanale il prof. Carmine Pinto per parlare con lui del Plebiscito del 1860 e dell’omonimo volume da lui curato pubblicato da Rubbettino.

Renata Buonaiuto lo ha intervistato per noi.

Professore tutto ebbe inizio il 21 ottobre del 1860, nel volume una ricostruzione degli accadimenti attraverso un’indagine estremamente accurata, una ricerca dettagliata e meticolosa seguita da ben 24 storici. Da dove prende spunto questo lavoro.

Il voto del 1860 offrì la base legale e politica all’insediamento della nazione nel Mezzogiorno. Un passaggio epocale: la dinastia sabauda assorbì la tradizione monarchica del regno; un modello costituzionale superò per sempre quello assolutista; un suffragio popolare legittimò la transizione dalla patria napoletana alla nuova nazione italiana. Allo stesso tempo la rivoluzione aveva passorbito le conseguenze di un conflitto civile decennale, come le antiche fratture sociali del regno, problemi che per un decennio marcarono la guerra per il Mezzogiorno. Il ricordo del Plebiscito prima fu celebrato, poi distorto. Un romanzo iconico del Novecento, il Gattopardo, finì per produrne alcuni tra gli stereotipi più celebri, efficaci fino ai giorni nostri, mentre in tempi recenti, una pubblicistica rozza, ma di successo, ha finito per darne una versione macchiettistica. Nel nostro caso, l’obiettivo era comprendere effettivamente come si giunse al Plebiscito, soprattutto come si fece? In che modo si sperimentò una forma e una pratica di voto, in un mondo che non conosceva il suffragio popolare e neppure il voto moderno? Quali furono le logiche, gli interessi, le passioni, le dinamiche che lo consentirono?


Immaginiamo non sia stato un lavoro semplice, soprattutto per una Pagina di Storia, come questa, tra l’altro, non letta da tutti allo stesso modo. Quanto tempo è stato necessario per documentarla e soprattutto quali le difficoltà incontrate nel coordinare l’intero lavoro.


Il gruppo di lavoro, composto da ventiquattro studiosi e coordinato insieme ad Aurora Forte, ha lavorato per circa un anno e mezzo, in una quarantina di archivi in tutta Italia. L’obiettivo era quello di ricostruire un passaggio epocale: la scomparsa di un regno plurisecolare (insieme a tutti gli altri della penisola), con il Mezzogiorno che diventò cofondatore di uno stato mai esistito prima, ma destinato a durare fino a oggi. Per farlo, era necessario analizzare le antiche province del Mezzogiorno e di Sicilia. Si voleva ricostruire il processo politico, le pratiche operative, le rappresentazioni simboliche, i discorsi ideologici e lo svolgimento concreto. Il gruppo ha sviluppato una articolata indagine su una straordinaria mole documentaria, affiancata da una vasta gamma di fonti a stampa e scritti coevi. In questo modo, si è pensato di restituire il plebiscito al suo tempo storico, affrontandone le implicazioni storiografiche, contribuendo alla costruzione di un quadro il più possibile completo delle sue dinamiche nell’Italia meridionale.

In questi tempi così difficili, dove le guerre, le tensioni politiche occupano e turbano le nostre vite, raccontare dell’annessione del Mezzogiorno all’Italia potrebbe essere un messaggio importante per i giovani?

Il plebiscito è un tempo lontano. In una epoca dove guerra e rivoluzione erano la norma, ma i valori erano molto forti, appassionati, spesso diversi da noi, anche nella gerarchia morale, con i codici dell’onore o del coraggio. Il messaggio è sull’importanza del passato, sul fascino della sua dimensione epica, ma anche sulla necessità di collocarlo al posto giusto. Il passato è interessante quando non diventa una arma per il presente, per i suoi risentimenti, come è stato utilizzato, anche nel caso del Plebiscito. Invece è un modello, quando ci spiega il valore potente della lotta per la libertà, per i diritti, per le istituzioni liberali, ma sempre con la consapevolezza della sua distanza, delle differenze profonde con il nostro tempo.


Un saggio storico è anche per i lettori un’opera impegnativa. L’editoria è in crescente difficoltà, le librerie chiudono, i giovani trovano rapidamente risposte utilizzando chatgpt, sicuramente non esaustive ma di immediato impatto, come si colloca il suo lavoro e quali sono le speranze per uno storico che proprio nel “fermare ed osservare il tempo” ha costruito la sua vita


Lo storico è parte del suo tempo. Oggi deve lavorare con strumenti e domande nuove, senza paura di affrontare le sfide della tecnologia, dell’organizzazione, del confronto intellettuale globale. Allo stesso tempo, resta il profilo e la logica profonda del mestiere: si tratta di prolungare la vita, la conoscenza, del passato, di quello che non esiste più. Per farlo, è necessaria una struttura intellettuale e una consapevolezza professionale: si ricostruisce, si interpreta, si propone un racconto del passato, una storia appunto, ma questo è sempre prodotto del nostro tempo, magari seriamente verosimile, ma necessariamente pronta alla discussione, alla critica, magari a una storia nuova.

E oggi più che mai abbiamo bisogno di prolungare la vita del passato, proprio per avere più consapevolezza del presente.   Grazie professore, La ringraziamo per essere stato qui con noi oggi.

Renata Buonaiuto

Carmine Pinto è professore ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università di Salerno. Attualmente è direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno, del Centro di Ricerca sui Conflitti contemporanei e co-direttore della Rassegna Storica del Risorgimento. Si occupa di guerre civili, movimenti nazionali, conflitti politici. I suoi ultimi libri sono La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti, 1860-1870 e Il brigante e il generale. La guerra di Carmine Crocco e Emilio Pallavicini di Priola. Ha diretto numerosi gruppi scientifici italiani ed internazionali, in questo momento coordina linee di ricerca sul suffragio, sui nazionalismi ottocenteschi, sulla cultura e la pratica militare. E’ autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche, oltre che vincitore di numerosi premi per la saggistica e la cultura, tra questi premio Fiuggi, Acqui Storia, Cherasco, SISSCO.