
Alba, città delle cento torri distrutte dalla storia; città dove francesi e spagnoli nel ‘500 si scontrarono sanguinosamente e dove i Gonzaga di Mantova poterono dire di essere stati padroni e signori. Città dell’Accademia filarmonico-letteraria alla quale aderirono nomi illustri come Silvio Pellico e Giovanni Prati; città attraversata dal Tanaro che straripa e distrugge, ma che è bellezza oltre a tormento; città, di Francesco e Teresa.
Anno 1939, Francesco Ravinale è un giovane spavaldo, bugiardo, volitivo, combattivo, che gioca d’azzardo con i soldi degli altri e con la vita stessa. Figlio, che darà filo da torcere a genitori; uomo, dal fascino irresistibile, che ammalierà Teresa.
Timida, modesta, con una volontà tenace, decisa a completare gli studi, sarà l’unica del suo cortile a diplomarsi. Coraggiosa, in un’epoca che vede le donne al servizio del sistema “glorioso” del fascio.
La storia, si muove intorno alle loro inconsapevoli esistenze. Faranno finta di niente perché ebbri di vita. Si cercheranno, dopo un inaspettato incontro; si innamoreranno, si confonderanno nel bene e nel male, fino a quando la guerra arriverà a spezzare sogni, a rompere gli argini, a ferire, imprigionare, uccidere.
“La vita sempre”, Guanda edizioni, di Elena Varvello, non rappresenta un romanzo nostalgico, perché la memoria non è nostalgia, ma racconto vivo che si specchia nelle azioni dei personaggi che l’autrice riporta in vita. Una volontà, quella della Varvello, di compiere un gesto di generosità verso coloro che, loro malgrado, sono stati ingoiati dalla Storia che segna, che parte dalla Grande Guerra e trova l’epilogo nella Seconda Guerra Mondiale. Un volto a nomi altrimenti scritti in pagine e pagine di archivio, richiedenti asilo nelle trecento e più pagine di un volume che, con rigore storico, riporta in vita uomini dalla vita spezzata che, senza volerlo, hanno lasciato un segno indelebile nella Storia dell’umanità.
Un gesto, quello dell’autrice che parte dell’intenzione di raccontare la storia di uno sconosciuto nonno, e di uno scomparso padre: Francesco, la cui assenza ha arrecato nella madre dell’autrice una mancanza profonda. Uno sprone per la Varvello per ritrovare quest’uomo sconosciuto. Un’opera di ricerca di notevole importanza storiografica- documentale.
Un racconto che potremmo definire corale, con storie che si intrecciano e destini spesso dagli esiti brutali. Personaggi indimenticabili, fragili, che l’autrice non giudica mai, né giustifica nel nefando, ma trasferisce alla Storia la ragione di ogni cosa. Come una narratrice fuori campo, la Storia scandisce il tempo e le azioni dei protagonisti ingabbiandoli in eventi inaspettati.
Nell’incantevole cornice di una città, Alba, che diverrà di lì a poco roccaforte partigiana, incontreremo la vita che resiste alla Storia in ogni momento, negli occhi di Francesco, nei sogni tenaci di Teresa, nel loro destino che oscilla tra una notizia dolorosa e un momento di vita ameno al cinema Eden con il film di Amedeo Nazzari.
Un romanzo che colpisce per la linearità e la capacità di cambiare registro dai primordi di una gioventù osteggiata dall’orrore, e l’orrore stesso. Francesco diventerà uomo, cambierà quando si troverà faccia a faccia con il pericolo, sarà, infatti deportato in Germania da dove, nonostante il tentativo di fuga, non riuscirà a tornare. Un personaggio, simbolo di una generazione persa nel tempo, che ammalierà il lettore per la sua complessità.
Una prosa particolareggiata, da definirsi, certosina, attenta ai dettagli minimi, in grado di assecondare i dovuti cambi di registro legati alle vicissitudini dei personaggi, ciascuno protagonista di uno smisurato dramma esteriore ed interiore. Un lavoro coraggioso, capace di riportare alla luce ricordi e segreti rimasti a lungo nel cassetto. Un’indagine nelle ragioni che il tempo ha nascosto, ma che inevitabilmente tornano a illuminare il presente, con tutte le sue ombre.
Un filo cronologico che segue le immagini evocate dai personaggi, e che permetterà al lettore di avvicinarsi ad un vissuto che sembra non essere così distante se affrontato a livello esperienziale. Gli occhi dei personaggi evocati, letteralmente dalla scrittrice, saranno specchio di un’epoca che, in tempi difficili come i nostri, non possono non porci nella condizione di riflettere su ciò che possiamo fare per evitare il peggio.
Anna Di Fresco