
“Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto” di Ute Ehrhardt è un testo purtroppo ancora attuale nonostante pubblicato per la prima volta negli anni Novanta. Una ristampa che diventa simbolo, ancora oggi, dell’indipendenza femminile. Un volume che rappresenta una sorta di guida personale invitando le donne a concentrarsi sulla propria autonomia al fine di rendersi indipendenti da stereotipi e imbrigliamenti sociali.
Un saggio che sfata il mito della cosiddetta “brava ragazza” , facendo trapelare il complesso e retrogrado scenario socioculturale, in cui questa figura si insinua. Donne nate per essere gentili ed empatiche, qualità che, grazie all’analisi dell’autrice, costruiscono, di fatto, gabbie intrise di silenzi e solitudine, dove la rassegnazione, il più delle volte, prende il posto della libertà di scelta.
Ehrhardt, con questo saggio, unisce la sua grande esperienza da psicologa con la sociologia, il tutto posto in un linguaggio accessibile e diretto, atto ad analizzare i meccanismi che imbrigliano la figura femminile in ruoli fissi, prestabiliti da una società che non accetta le eccezioni. La libertà di seguire il proprio io, richiede responsabilità e coraggio tali da sfuggire agli schemi patriarcali che hanno stabilito compiti sociali e ruoli. Non una ribellione sotto l’effige di un ideale, ma l’analisi scientifica del sé, non come categoria. L’autrice invita le lettrici a imparare dal loro mondo interiore al fine di conoscersi e di superare la dipendenza da figure maschili totalizzanti che, pongono spesso, le donne all’ombra di decisioni che altrimenti non avrebbero preso.
Pensare con la propria testa rispettando valori e tempi interiori, costruendo un’identità che valica quella di genere per assurgere ad un’immagine universale, che fa delle paure un freno al cambiamento. Il percorso proposto dall’autrice è complesso, un viaggio non privo di dolore, accompagnato da esempi concreti, esperienze tratte dal reale e testimonianze. Un lavoro che premia un modello di donna la cui ribellione interiore ed esteriore, va a costruire uno schema di valori nuovi, permettendo alla figura femminile di conquistare uno spazio sociale non marginale. Un invito alla libertà di pensiero senza condizionamenti, con la possibilità di raggiungere obiettivi impensabili rispetto a quelli prestabiliti dalla famiglia e dalla società. Un muoversi verso un punto diverso rispetto a quello fissato, che aiuta ad analizzare l’idea, sbagliata, dello “stare al proprio posto”! Ma qual è il posto delle donne? L’autrice ci spiega e ci insegna che non esiste un posto, ma tanti posti che possono essere propri, nel rispetto della propria essenza e delle proprie capacità. Un’ analisi, dunque, che pone al centro le dinamiche sociali di uguaglianza, ancora oggi ostacolate da un approccio maschiocentrico. Essere “ogni giorno un po’ più cattive”, oltre ad essere il titolo del seguito di questa analisi socio-culturale, rappresenta un modo per sfatare un’immagine distorta di chi prende in mano la propria vita per discernersi e sentirsi realizzata. “Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto” di Ute Ehrhardt è un libro basilare, destinato a uomini e donne, perché riproduce, in modo autentico, gli effetti del patriarcato sulle coscienze femminili, e il conseguente abbrutimento di speranze e sogni.
Le donne possono raggiungere gli uomini, e per farlo devono andare oltre ciò che il dettame sociale insegna. Si deve, letteralmente, smettere di fare le “brave ragazze”! Con grande chiarezza, questo volume, bestseller numero uno in tutto il mondo, fornisce un calzante, nonché efficace, esempio di speranza perché dimostra, attraverso esperienze concrete, che si può cambiare, che l’indipendenza è un diritto universale, e che essere cattive ragazze significa solo prendere coscienza di libertà altrimenti taciute.
L’autrice nel suo lavoro di ricerca, con dovizia di particolari, non esclude la complicità delle donne che attraverso comportamenti autodistruttivi e poco edificanti finiscono con ledere se stesse. Con grande onestà afferma che il potenziale insito in ciascuna può essere soddisfatto solo se le azioni compiute sono pregne di coraggio e forza di volontà. Ehrhardt entra nella mente delle donne stimolandole a liberarsi di ansie e paure spesso causa del sopito bisogno di essere accettate e amate.
Grazie alla traduzione di Stella Boschetti, l’opera rimane fedele per autenticità e chiarezza all’originale. “Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto” è senza alcun dubbio un volume interessante che attraverso riflessioni socioculturali pone l’accento su quei comportamenti lesivi della personalità che finiscono purtroppo per rallentare la crescita e l’autodeterminazione della donna.
Anna Di Fresco