
Ci sono libri che raccontano una storia. E poi ci sono libri che fanno di più: prendono una voce dimenticata e la riportano al centro. È quello che accade con La Mondina, il nuovo romanzo di Silvia Montemurro pubblicato da E/O.
La protagonista si chiama Lena. Ha quindici anni, vive nel Vercellese e lavora nelle risaie. È una mondina, una di quelle ragazze che per ore restavano chine nell’acqua e nel fango a lavorare il riso. Lena è sola, senza genitori, e si sente colpevole per la morte della sua amica Maria. Intorno a lei nessuno sembra davvero vederla.
Quando una signora di Torino, Grazia, la invita a vivere per un periodo nella sua casa, Lena pensa forse di avere davanti una possibilità. Ma ben presto capisce di essere finita in una prigione. Dietro le belle stanze e le buone maniere della famiglia borghese si nasconde qualcosa di terribile.
Silvia Montemurro racconta questa storia con grande forza, ma senza mai esagerare. Non cerca di impressionare il lettore con scene inutilmente crude. Al contrario, sceglie parole semplici e precise, che arrivano dritte.
Il tema più importante del romanzo è il silenzio. Lena sa quello che le sta accadendo, ma nessuno vuole ascoltarla. Perché è povera, perché è giovane, perché chi le fa del male appartiene a una famiglia importante. Il libro mostra molto bene come, all’inizio del Novecento, la voce di una ragazza contasse pochissimo.
Ma La Mondina non parla soltanto del passato. Leggendolo, è impossibile non pensare anche al presente. Ancora oggi, troppo spesso, chi subisce un’ingiustizia fatica a essere creduto. Ancora oggi esistono differenze tra chi ha potere e chi non ne ha.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è il personaggio di Grazia. Non è una donna cattiva nel modo più semplice del termine. È una donna infelice, che non riesce ad avere figli e che soffre per questo. Ma il suo dolore la porta a vedere Lena non come una persona, ma come un mezzo per ottenere ciò che desidera.
Grazia è un personaggio complesso, forse il più complesso del libro. Attraverso di lei, Silvia Montemurro ci ricorda che non sempre il male ha il volto di chi urla o minaccia. A volte il male si nasconde dietro chi finge di aiutare, dietro chi sa e preferisce non intervenire.
Molto bella è anche l’ambientazione. Da una parte ci sono le risaie e la fatica delle mondine. Dall’altra c’è Torino, elegante e ricca, ma piena di ipocrisie. La città descritta nel romanzo non è quella dei grandi palazzi e delle cartoline. È una città divisa, dove chi nasce povero ha poche possibilità di scegliere il proprio destino.
Eppure, nel libro c’è spazio anche per la speranza. Lena incontra alcune donne che la aiutano: una domestica e un’operaia. Sono loro a dimostrarle che non è sola. In mezzo a tanta violenza e ingiustizia, La Mondina racconta anche la forza della solidarietà femminile.
Il romanzo si legge con facilità, anche se affronta temi difficili. Silvia Montemurro ha uno stile chiaro, scorrevole, mai complicato. Per questo La Mondina può piacere sia a chi legge molti romanzi storici, sia a chi cerca una storia intensa e coinvolgente.
Piacerà a chi ama i libri che parlano di donne, di riscatto, di verità nascoste. Ma piacerà anche a chi vuole capire meglio da dove veniamo e quanto certe ingiustizie, purtroppo, siano ancora vicine a noi.
La Mondina è un libro duro, ma necessario.
Un romanzo che fa male, a tratti, ma che lascia qualcosa di importante: la sensazione che anche la voce più fragile, prima o poi, meriti di essere ascoltata.
Mauro Galliano