Una storia familiare rimasta a lungo sospesa tra ricordi e silenzi diventa il punto di partenza di “Cartella clinica”, il nuovo libro di Serena Vitale pubblicato da Sellerio Editore. Tra memoria personale e documenti medici, l’autrice ricostruisce una vicenda dolorosa interrogando il passato e cercando risposte che per anni sono rimaste senza voce.

Il centro della narrazione è Rossana, sorella maggiore della scrittrice. Adolescente di grande talento musicale, studia pianoforte al Conservatorio e sembra destinata a un futuro promettente. Ma proprio durante quegli anni iniziano a manifestarsi segnali inquietanti: paure improvvise, comportamenti difficili da spiegare, presenze e voci che per lei sono reali ma che gli altri non riescono a comprendere. All’interno della famiglia quei cambiamenti vengono osservati con smarrimento, senza che sia subito chiaro il significato di ciò che sta accadendo.

A distanza di molti anni Serena Vitale torna su quella vicenda con uno sguardo lucido e insieme profondamente coinvolto. Il libro prende forma come una vera e propria indagine personale. L’autrice consulta cartelle cliniche, referti e documenti ospedalieri, mettendo questi materiali a confronto con i propri ricordi di quando era ancora una ragazza. Dal dialogo tra memoria e archivio emerge il ritratto di una giovane vita segnata dalla malattia e dalle cure psichiatriche di quegli anni, spesso dure e invasive.

Tra le pagine affiorano anche i termini tecnici che accompagnavano le terapie dell’epoca, parole che per una bambina avevano un suono incomprensibile e quasi minaccioso: «Ad ogni ritorno la vedevo cambiata. Gli stessi lineamenti, ma come appiattiti, e i bellissimi occhi dilatati, senza luce. Parole sconosciute come insulina, perfenazina, reserpina, clorpromazina. E poi quelle senza l’“ina” finale: lobotomia».

Eppure “Cartella clinica” non è soltanto il racconto di una malattia. Nel corso della narrazione prende forma anche un vivido affresco familiare. Attorno alla figura di Rossana si muovono parenti e personaggi eccentrici, presenze che portano con sé episodi curiosi, gesti imprevedibili e ricordi domestici spesso sorprendenti. Queste figure contribuiscono a dare al libro un tono umano e talvolta ironico, capace di restituire la complessità di un ambiente familiare attraversato da affetti, stranezze e fragilità.

Uno degli elementi più intensi del racconto è lo sguardo retrospettivo dell’autrice. Tornare su quei fatti significa cercare di comprendere ciò che, all’epoca, sfuggiva alla sua percezione di adolescente. Il tempo permette di ricostruire i passaggi di una vicenda dolorosa, ma non cancella del tutto il senso di interrogativo che continua ad accompagnarla.

Su tutto aleggia una domanda che attraversa il libro e ne riassume il nucleo più profondo: «Ma io dov’ero?». È l’interrogativo di una sorella che prova a rileggere il proprio passato e a fare i conti con ciò che non è stato compreso o detto.

Con questo libro Serena Vitale firma una narrazione intensa e accessibile, in cui il racconto personale si intreccia con la ricerca documentaria. Ne nasce una storia che parte da un’esperienza privata ma che invita a riflettere su temi più ampi: la fragilità della mente, il peso della memoria e il bisogno di dare un senso ai silenzi che il tempo lascia dietro di sé.

Mauro Galliano