
Ancora un romanzo storico per Raffaele Messina, questa volta ambientato nel XVIII secolo a Napoli. La narrazione si apre con un incidente, un giovane marinaio francese, Sebastien cade in mare.
Il comandante sebbene informato dell’accaduto impone all’equipaggio di proseguire nella navigazione e così fra lo sgomento del Tenente, il giovane marinaio viene abbandonato al suo destino, ma l’isola di Capri non è troppo distante e per Sebastien raggiungere la riva diventa un miracolo possibile.
A ritrovarlo sarà una giovane esuberante ragazza, Graziella. La donna, colpita dalla bellezza del francese, decide di usare il suo fascino e la sua sensualità per convincerlo a restare sull’isola, con lei.
In questa narrazione fantastica, si inserisce il racconto di Gennaro Arcucci, medico dell’Ospedale Incurabili di Napoli e commissario repubblicano sull’isola di Capri, dopo che nel 1798, scortato dalla flotta inglese, re Ferdinando IV di Borbone avrà abbandonato il Regno.
Durante le prime fasi dell’insurrezione popolare, Arcucci proseguirà il suo lavoro di medico, mettendo anche a rischio la propria vita, per recarsi a far visita ai pazienti. Quando con l’arrivo di Championnet, finalmente viene fondata la nuova repubblica, Arcucci crederà davvero di poter vedere realizzati i suoi sogni di libertà, uguaglianza, ma non sarà così.
I francesi, ben presto, abbandoneranno la scena e il popolo, non ancora pronto ad una così radicale trasformazione, preferirà riaffidare la propria vita al re ed alla Chiesa.
Così come Graziella, che preferirà tradire Sebastien, confessando le sue origini francesi e facendolo arrestare.
Anche per Arcucci il destino diverrà inevitabile e mai il medico penserà di potersene sottrarre. Quando viene condannato a morte, il suo pensiero andrà solo alla moglie verso la quale nutre profondo amore.
Raffaele Messina, si soffermerà a lungo nel racconto delle sue ultime ore di detenzione, la notte prima dell’esecuzione, ci parlerà dei suoi ricordi e di quel vento che si era alzato ed aveva smosso coscienze e pensieri, perché un vento non lo puoi fermare ma solo lasciar passare.
Renata Buonaiuto