Sabato 7 e Domenica 8 febbraio a Roma si è svolta la 4° edizione del wine festival organizzato da Decanter Wine Academy che ha selezionato oltre 100 cantine provenienti da tutta Italia: Divino.
Una location d’eccezione quella di Villa Piccolomini sull’Aurelia Antica vicino al Colle del Gianicolo, elegante e con una vista mozzafiato sul “cupolone”. Una dimora storica del XV secolo che andò alla famiglia Piccolomini nel 1906, diventata poi omonima  fondazione per artisti drammatici nel 1943 per volontà dell’ultimo discendente, Nicolò. Dal 1991 grazie al Gruppo Piccolomini è scenario di tanti eventi e matrimoni, oltre ad essere, come dicevamo, sede della Fondazione Nicolò Piccolomini.
Anche per il legame della villa con la nobile famiglia senese il 7 si è tenuta una Masterclass d’eccezione tenuta dal produttore dell’azienda Baricci che ha presentato una verticale di 5 annate di Brunello di Montalcino, 2021-2016-2013-2009-2007.
Il giorno dopo, l’otto, il focus è stato sui rosati di maremma, raccontati dall’associazione Rosae Maris che comprende circa 20 cantine del grossetano e che si occupa proprio della valorizzazione di questa tipologia prodotta nel territorio.
Alcune delle referenze era possibile degustarle anche ad un banco d’assaggio dedicato, spaziando da bollicine e vini fermi realizzati con vitigni alloctoni, ma soprattutto a base dell’autoctono sangiovese.

Al tavolo accanto, una carrellata di referenze provenienti da tutto il Lazio, servite da professionali ed eleganti sommelier con il distintivo foulard rosso al collo. La vastità del territorio è stata rappresentata anche dalla presenza dei Consorzi Roma Doc, Frascati e Cesanese del Piglio. Ai banchi inoltre singole aziende laziali, come Castel De Paolis (Grottaferrata RM) che ha presentato le annate 2022 del “Donna Adriana” e del “Campo Vecchio”, vini che hanno in comune i vitigni, ma con la peculiarità di essere l’uno il contrario dell’altro. Il primo, infatti, ha l’80 % di Viognier, il 20% di Malvasia di Candia e un passaggio in barrique. Un vino più strutturato dell’altro che con percentuali esattamente al contrario, e il solo passaggio in acciaio, risulta più fresco e intensamente fruttato.

Spostandosi, poi, al confine tra Lazio, Umbria e Toscana, più precisamente ad Acquapendente, l’azienda Terre d’Aquesia ha raccontato vitigni di confine come Grechetto, Sangiovese e Ciliegiolo tra produzioni classiche e fermentazioni spontanee.
Del “Cantaluna” Vincenzo e Tiziana hanno portato l’annata 2020, che arriverà ufficialmente sul mercato tra qualche mese. Un Ciliegiolo in purezza che si esprime con tutta la piacevolezza di amarene, visciole mature, freschezza e un tannino elegante.
Altro Ciliegiolo in purezza quello della linea Jazz, di cui fa parte anche il Grechetto in purezza, a fermentazione spontanea che, come il genere musicale da cui prende il nome, improvvisa e sorprende non solo per pulizia, piacevolezza e corpo, ma perché inquadrando il Qr code sulla bottiglia può essere sorseggiato con la sua colonna sonora. Questo accade, è il caso di dirlo, quando la vigna dà e il vignaiolo ascolta.

Talvolta ai banchi d’assaggio si scoprono anche nuovi vitigni. È il caso di “Don Ciccio” dell’azienda agricola “Le Grazie” (Montecorice SA) un vino prodotto con un’uva a bacca rossa scoperta nel territorio che è stata reimpiantata, la “Donnangiulina”. A breve effettueranno l’analisi del DNA, intanto i sentori ricordano un po’ quelli del Cabernet. Sicuramente i vini dell’azienda hanno un forte carattere identitario nelle espressioni dei vitigni Fiano e Aglianico e nei rispettivi nomi “Vincenzì” e “Il Sarto” quest’ultimo dedicato al nonno del proprietario che come il vino creava convivialità e sinergia.

“Un nuovo approccio per gli amanti dei vini Spumante Metodo Classico” è poi il claim di “Anti Celebration” un nuovo marchio nel mondo del vino. L’azienda riceve uve da piccoli produttori di Marche, Piemonte e Veneto, le lavorano, imbottigliano e commercializzano dicendo no agli sprechi! Come spiegano:                                                                  “La bottiglia Celebration, una soluzione gassata non potabile, si propone come alternativa sostenibile per evitare lo spreco di spumante in occasione di eventi festivi.  È ottenuta adottando lo storico processo di carbonatazione dei vini fermi così da dare una pressione di 5-6 atmosfere, simile a quella dello Champagne francese.”
In degustazione tutti Pas Dosé millesimati 2018: dal Bianchello del Metauro, Erbaluce di Caluso, Durella fino al Pinot nero dei Monti Sibillini

Non solo vino all’evento. Già all’ingresso, infatti, la possibilità di degustare due assaggi di pasta e un taglierino, mentre ai banchi, olio, conserve, formaggi e salumi, dalle aziende produttrici presenti come quella di Carlo Donzelli e Tiziana Spera di “Le Direzioni del Gusto” (Avezzano AQ).
Attraente la vetrina perché quelli che a primo impatto potevano sembrare dolci erano in realtà formaggi, realizzati nelle forme e gusti più particolari, come “Il trappista”, con rum frutta secca e cioccolato fondente, o il “Bosco d’Incanto”, erborinato di mucca con muffe blue, gocce di frutti bosco all’interno e cacao all’esterno, servito con una pipetta di ratafià abruzzese. Decisamente particolare “L’abate di pecora” con gocce di pera all’interno e fiori eduli all’esterno, Blu Infinito, formaggio di mucca a doppia muffa, blu all’interno e bianca all’esterno.
Tra i formaggi per così dire storici, il pecorino “Brado Napoleonico” realizzato con una storica ricetta francese. Un prodotto fatto alla vecchia maniera, trattato in superficie con olio e stagionato su assi di legno. Un formaggio commercializzato dopo 3 anni e con sole 40 forme all’anno.

Insomma, un ricco parterre di banchi d’assaggio tra vino e cibo. Tutti da scoprire!

Antonella De Cesare