
San Giusto, frazione di Cambi Bisenzio, città metropolitana di Firenze, una bestiolina oscura e nascosta, si muove nella mente di un giovane che ha la vocazione del guitto. Madre casalinga, padre imbianchino, “la scuola non va”, come direbbe una famosa canzone dei Lùnapop, e allora cerca un palco per dare sfogo alla propria indole: far ridere gli riesce facile e corre verso il successo che non tarda ad arrivare. Soldi, fama, amori facili, e la bestiolina che inizia a divorare il corpo e l’anima di Massimo Ceccherini.
“L’uomo guasto”, PaperFirst edizioni, non è una semplice biografia dell’attore e autore Massimo Ceccherini, è la confessione di un male profondo che potrebbe colpire chiunque. Un uomo che ha raccontato liberamente, e con grande coraggio quanto di terribile abbia travolto la sua vita negli anni più bui. Le dipendenze da droga alcool e gioco d’azzardo, hanno distrutto la sua carriera, e prima ancora la sua vita, al punto da lasciarlo privo del benché minimo sostentamento. Un volume breve, appena centoquaranta pagine in cui l’autore si sveste dei panni di comico brillante e disarmante, per vestire quelle dell’uomo che si racconta con i suoi disegni e con l’esperienza della caduta e della rinascita.
L’autore chiede un aiuto che non può essere soddisfatto solo da una mano amica, ma da un respiro divino, da una spiritualità che possa ampliare l’orizzonte del materiale. Una divinità che l’autore avverte, grazie alla quale riesce ad accogliere l’aiuto della moglie Elena e del cagnolino Lucio.
Un mettersi a nudo, quello di Ceccherini, che non esclude aneddoti irriverenti i quali accompagnano alla scoperta dell’oscurità insita nella sua mente. La bestiolina non si fa scrupoli, è efferata, travolge la sua vita illudendolo di poterla domare. Ancora un po’ e poi smetto! Come siamo soliti dire, quando ci piace ripetere un contegno consapevolmente nocivo. Sotto questo punto di vista siamo tutti Ceccherini, e con questo volume, l’autore ci ha concesso di rispecchiaci nel suo peggio con grande coraggio .
Da spettatori dei suoi lavori cinematografici, non aspettiamoci un’opera che racconti l’incredibile carriera o il grande talento, ma il racconto del suo mondo che crolla, e della redenzione ritrovata che offre un anelito di speranza.
Nell’era del politicamente corretto, Ceccherini, rompe gli argini, raccontandoci le fragilità, i dolori, le imperfezioni, e la parte brutta della vita. Sì, perché contrariamente a quanto ci propinano i media, gli esseri umani imbruttiscono la propria esistenza e non sono sempre felici. Persino un comico dal grande talento come Ceccherini cade nella fossa oscura del male, e leggere “L’uomo guasto” aiuta a sentirsi meno soli. Con la prefazione del giornalista Luca Sommi, l’esperienza brutale del reale raccontata da questo volume intenso, stravolge, regalandoci un Ceccherini in netto contrasto con quello dei film: uno che perde ogni certezza, fermo in un inferno che si ripete giorno per giorno non lasciandogli tregua.
L’amore lo salva, la fede ritrovata gli dà la forza e la rinascita allontana i demoni, placando la bestiolina che potrebbe nuovamente tornare a divorarlo. Un toccare il fondo, che apre il sipario verso la riflessione sull’importanza di creare legami solidi. L’autore, infatti, con la sua esperienza ci svela la pericolosità insita nei rapporti superficiali, che possono diventare nocivi perché incapaci di intercettare la deriva. Una summa dei tempi moderni che si lasciano attraversare da un imperversante senso di estraneità ai fatti, saltando da un’amicizia all’altra o scrollando le notizie più terribili con l’indifferenza del proprio dito. Un mondo, il nostro, che necessita di una storia tanto brutale quanto bella, perché un esempio di rinascita possa riportare alla luce l’importanza dell’autenticità e dell’attenzione verso il prossimo.
Anna Di Fresco