
Con “Balleremo la musica che suonano”, pubblicato da Mondadori, Fabio Volo sceglie di
raccontare la propria storia senza inventare personaggi o trame. Per la prima volta si
mette in gioco in modo diretto, parlando del suo passato e del percorso che lo ha portato a diventare lo scrittore conosciuto di oggi. Nasce così un libro che unisce memoria personale e riflessione sulla crescita, mostrando quanto sia difficile trovare il proprio posto nella vita.
È un’infanzia segnata da poche possibilità e da molte rinunce, la sua. In casa le decisioni
erano spesso legate alla necessità, più che ai desideri. Anche il futuro sembrava già
deciso: niente grandi sogni, niente ambizioni particolari, solo l’idea di doversi
accontentare. Ogni volta che nasceva un’aspirazione, qualcuno faceva capire che non era
realistico coltivarla. Così, con il tempo, il protagonista impara a non chiedere troppo alla
vita.
Tutto cambia quando scopre la lettura fuori dall’ambiente scolastico. I libri diventano uno spazio libero, diverso dalle regole e dalle abitudini di ogni giorno. Le storie di altri mondi e di altre esistenze aprono una finestra su possibilità nuove. Nasce allora una domanda che prima non esisteva: “Davvero il destino è già scritto, oppure si può provare a cambiarlo?”
Da quel momento cresce il bisogno di muoversi, di uscire da una realtà che comincia a stare stretta. La scelta di seguire una strada diversa, però, non è semplice. Cercare la propria felicità significa anche allontanarsi da chi è rimasto fermo. In particolare, il rapporto con il padre diventa uno dei nodi più delicati del libro. Un uomo segnato dalla fatica
quotidiana, che rappresenta allo stesso tempo un esempio e un peso emotivo. Il figlio sente che inseguire una vita migliore può sembrare quasi un tradimento verso chi non ha avuto le stesse possibilità.
Il libro si muove così tra slancio e senso di colpa, tra voglia di cambiare e paura di ferire. Volo racconta questi passaggi senza toni drammatici, alternando momenti intensi a scene più leggere e ironiche. Ci sono ricordi che fanno sorridere e altri che lasciano spazio alla malinconia. Questo equilibrio tra emozione e semplicità rende il racconto vicino a molti
lettori, perché parla di sentimenti comuni: la paura di sbagliare, il bisogno di essere accettati, il desiderio di una vita diversa.
Rispetto ai romanzi precedenti, qui la scrittura è più personale. Non c’è una trama costruita, ma una serie di episodi che formano un percorso. L’autore non cerca di apparire come un esempio da seguire, ma come una persona che ha avuto dubbi, limiti e incertezze. Il valore del libro sta proprio in questa sincerità, che trasforma una storia
privata in qualcosa di condivisibile.
Balleremo la musica che suonano diventa così un libro sul cambiamento e sulle sue conseguenze. Racconta cosa significa scegliere per sé stessi, anche quando questo comporta distanze e incomprensioni. È una riflessione sulla libertà, ma anche sul legame con le proprie radici, che non si spezza mai del tutto.
In definitiva, l’opera di Fabio Volo è un invito a non rinunciare alle proprie possibilità, pur riconoscendo il peso delle relazioni e delle origini. Non offre soluzioni facili, ma mostra che ogni percorso è fatto di passaggi lenti e spesso difficili. Un racconto semplice nel linguaggio, ma carico di emozioni, che parla soprattutto a chi si è sentito almeno una volta fuori posto e ha provato a immaginare un futuro diverso.
Mauro Galliano