La Calabria torna a raccontarsi a Roma grazie alla collaborazione, oramai strutturata, tra Vinòforum, Arsac, Regione Calabria e Calabria Straordinaria.  Nonostante la vicinanza alla ZTL della Zona 1 della Capitale, nel lussuoso Palazzo Ripetta – Relais & Châteaux sono accorsi tanti operatori del settore, anche più del previsto.

Il 26 Gennaio è stata una giornata alla scoperta di oltre 100 etichette di vini calabresi, prodotti gastronomici di eccellenza e olii extravergine di oliva.

Molto utile è stato ricevere all’ingresso, oltre al consueto bicchiere, altri due strumenti di “degustazione”: una grande mappa della Calabria con indicate DOCG, DOC, IGT, città, aziende, cosa vedere, cosa mangiare e un po’ di storia delle aree, e un taccuino per poter prendere appunti su ogni vino di cui era riportato anche il relativo prezzo.

I banchi d’assaggio erano saggiamente distribuiti in ordine dalle bollicine ai fermi bianchi, ai fermi rossi, fino ai vini dolci e al centro della sala un banchetto di prodotti tipici estremamente ricco. Diverse tipologie di oli, salumi e formaggi d’ogni genere abbinati a salse, marmellate e creme, acciughe e, dulcis in fundo, più rari da trovare, degli apprezzatissimi fichi. La cura nella scelta di prodotti e le deliziose preparazioni sono state curate dalla Chef Federica Di Lieto (nota anche per la partecipazione Masterchef 10) che spesso collabora a supporto della diffusione della cucina e della gastronomia della sua terra.

Una ampia comunicazione del territorio calabrese noto proprio per la sua biodiversità, come descritto nelle pagine del taccuino: “La Calabria è una delle regioni più importanti al mondo per quantità, varietà e profondità storica dei vitigni coltivati. Un patrimonio formatosi in quasi tre millenni grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, terra di passaggio e di approdo dall’Oriente. Qui le varietà si sono incrociate, adattate e consolidate nel tempo. Oggi la regione conta circa 350 varietà censite, tra vitigni principali, biotipi locali e cloni storici, spesso diffusi in ambiti ristretti e conosciuti con nomi dialettali, tramandati attraverso selezioni massali. Le bottiglie più rappresentative della Calabria sono prodotte quasi esclusivamente da uve autoctone, dando origine a vini autentici, identitari e non standardizzati, sempre più apprezzati per il loro legame profondo con il territorio”.

Difatti la passeggiata proposta attraversava i principali vitigni autoctoni Greco, Pecorello, Mantonico, Zibibbo, Magliocco, Gaglioppo, Nerello, Aglianico, molti di loro in più referenze.

Il Greco era presente sia a bacca bianca sia bacca nera, spumantizzato e passito con il famoso Greco di Bianco.  “Particella cinquantotto 2023 Calabria IGT “di Antonella Lombardo Bianco (RC) è un greco bianco con una lieve nota fumé che si sposa con bergamotto e sentori agrumati e una delicata sapidità, per un vino elegante che nel calice porta tutti profumi della terra calabra.

Interessante la spumantizzazione in blend del Greco con il Mantonico che nella versione di  Massimo Marrelli 2017 (Isola di Capo Rizzuto – KR) è raffinato, profumi e perlage fini e si fa bere, in quella Pas Dosè della Azienda Agricola Viglianti (RC) ha un colore paglierino carico, un bouquet che ricorda quelli di un passito, e chiude con un piacevole amaricante.

Caratteristiche similari si trovano nel Mantonico in purezza di Gialdino Morano (CS), “Domini 2024 Calabria IGT” la cui breve surmaturazione sulle bucce porta al naso profumi di albicocca e miele oltre che di salvia e in bocca quella piacevole sensazione di masticare un chicco d’uva appassita raccolta direttamente dalla pianta.

Altro vitigno autoctono a bacca bianca è il Pecorello, prodotto prevalentemente tra Cosenza e Catanzaro. Può arrivare a gradazioni molto alte come i 15,5 % del “Don Anto’ 2023 Calabria IGT” di Antiche Vigne Rogliano (CS), vino avvolgente e di ottima struttura che racconta la sua zona di elezione. Il “JXP 2024 Calabria IGT” di Termine Grosso Roccabernarda (KR) poi nonostante la sua giovane età e la sua freschezza tropicale ha una complessità che lo rende un ottimo vino gastronomico, in grado di esaltare anche la tipica caciotta.

Magliocco e Gaglioppo sono sinonimi di Calabria a bacca rossa e naturalmente di Cirò DOC. Diversi tra loro prevalentemente per acidità e tannini. Il Magliocco Dolce, come dice il vitigno stesso, è più morbido anche del suo quasi omonimo Magliocco Canino, che ha invece maggiori acidità e capacità di invecchiamento. Il Gaglioppo è il più tannico e affinando aumenta la sua complessità. Questo per grandi linee.

Il Gaglioppo “Colli del Mancuso 2022 Cirò DOC rosso Classico Superiore Riserva” di Ippolito 1845 Cirò Marina (KR) è impattante sia al naso sia in bocca con un’esplosione di prugna succosa cui si aggiungono spezie dal pepe alla vaniglia, con qualche nota di tabacco, per un finale decisamente persistente.

Nonostante il nome “Fervore 2019 Calabria IGT” di Terre di Balbia, antico nome della città di provenienza, Altomonte (CS) è un Magliocco Dolce che alterna eleganza e durezza, tra sentori di terra poi balsamici e ancora di sandalo, che si propongono come profumi e all’assaggio. La forza sta nella scelta produttiva di prolungare l’affinamento in bottiglia più che quello in botte. Se ne merita volentieri più di un bicchiere.

Infine, parlando di biodiversità e in tema di varietà censite, la Calabria condivide vitigni con la Campania, come l’Aglianico, e con la Sicilia, come lo Zibibbo o il Nerello Mascalese Cappuccio. Il dubbio poi arriva quando si sente parlare di solo Nerello o di Nerello Calabrese, che differenza c’è? di che si tratta? In linea generale se beviamo un Nerello fatto in Calabria si tratta del Mascalese prodotto prevalentemente nel reggino, mentre il Nerello Calabrese è assimilabile al Nero D’Avola e si trova nella Locride.

Carcare Rosso Biologico 2022” dell’Azienda Brancati Filippo Palizzi (RC) è bell’esempio di Nerello Mascalese dal colore porpora intenso come i profumi di frutti rossi di bosco, dal gusto pieno speziato e tipicamente sapido, tannino che si fa sentire e un lungo finale.

Insomma, un modo efficace di comunicare la regione e narrare che, come dice claim,  “Calabria: dove tutto è cominciato” dall’età del ferro e nella Magna Grecia.

La terra degli Enotri continuerà a raccontarsi e promuoversi anche a casa sua ospitando i grandi eventi del nord. I prossimi appuntamenti vedranno a marzo dal 27 al 29 a Cirò la Sessione  Rosè del Concours Mondial de Bruxelles, nella stessa città a giugno si terrà il Merano Wine Festival dal 5 al 7 e poi Vinitaly and the City dal 17 al 19 luglio a Sibari.

Antonella De Cesare