
Entrando nelle pagine de “La piccola bottega delle erbe” di Francesca Costenaro, edito da Giunti, il lettore viene accolto in un’atmosfera avvolgente ambientata nella Londra di fine Ottocento, elegante e contraddittoria, attraversata da un progresso che convive con rigide regole sociali. In questo scenario si muove una giovane donna dell’alta borghesia, circondata da agi e aspettative, ma profondamente a disagio nel ruolo che la società ha deciso per lei. I ricevimenti, le convenzioni e soprattutto l’idea di un matrimonio imposto, le appaiono come una prigione raffinata, dalla quale è difficile immaginare una via di fuga.
Quella via si manifesta in modo inatteso, sotto forma di una piccola erboristeria nascosta tra le vie della città. Un luogo raccolto, quasi sospeso, che sembra sottratto al rumore del mondo. La donna che gestisce la bottega, è per l’avventrice un modello alternativo e potente di femminilità. Indipendente, libera; una donna in grado di gestire appieno la propria vita senza dover chiedere permessi.
Tra le due donne nasce un legame profondo, costruito sulla fiducia e sulla condivisione delle fragilità. È un rapporto che cresce con naturalezza e che diventa uno dei pilastri emotivi del romanzo. L’amicizia, in questa storia, non è un elemento accessorio, ma uno spazio di riconoscimento reciproco, un luogo sicuro in cui poter finalmente dare voce alle proprie paure e ai propri autentici desideri.
Accanto al percorso interiore della protagonista, Sophie, la narrazione si apre gradualmente al mistero. Visioni ricorrenti, sensazioni inspiegabili e un richiamo costante verso luoghi mai visitati insinuano il dubbio che il passato custodisca verità rimaste troppo a lungo nell’ombra. L’incontro con un giovane uomo, impegnato in una ricerca personale dolorosa e incompiuta, aggiunge nuovi tasselli a un intreccio che supera i confini dell’Inghilterra vittoriana e si spinge verso terre lontane, segnate dalla bellezza selvaggia e dal peso della storia coloniale.
Francesca Costenaro riesce a fondere con equilibrio il romanzo storico, la dimensione emotiva e una componente magica lieve e discreta, che non invade mai la scena ma accompagna la storia come una corrente sotterranea. Le ambientazioni sono curate con attenzione, i personaggi femminili risultano autentici e sfaccettati, e il tema della guarigione attraversa l’intero racconto: una guarigione che riguarda il corpo, la memoria e soprattutto l’identità.
La piccola bottega delle erbe è un romanzo che parla di scelte difficili, di libertà conquistate con fatica, di legami capaci di sfidare le convenzioni sociali. È una lettura consigliata a chi ama le storie avvolgenti, in cui l’intreccio si accompagna a una riflessione più profonda su ciò che siamo e su ciò che scegliamo di essere.
Non promette risposte facili, ma offre qualcosa di più prezioso: la sensazione che anche dalle antiche ferite possa nascere una nuova possibilità di vita, e che il cambiamento, a volte, inizi proprio nei luoghi piccoli e silenziosi.
Mauro Galliano