
Le chiamava persone medicina di Gio Evan, edito Rizzoli, riesce a parlare a lettori di età e sensibilità differenti affrontando un tema universale: il legame tra fragilità e crescita.
Il romanzo intreccia infanzia, natura e memoria, costruendo una trama in cui il paesaggio non è semplice sfondo, ma parte attiva dell’esperienza emotiva dei personaggi.
Il protagonista è un bambino, Marelargo, che avverte il mondo in modo amplificato, come se ogni evento lasciasse un’impronta profonda. La sua sensibilità non viene trattata come un limite da superare, ma come una particolare chiave di lettura della realtà. Questo sguardo lo conduce lontano dalla città, verso un luogo regolato da ritmi più lenti e silenziosi, dove entra in contatto con relazioni essenziali. Qui prende forma l’incontro con
una figura adulta atipica, capace di comunicare soprattutto attraverso i gesti e di trasmettere insegnamenti senza ricorrere a spiegazioni dirette. Il romanzo si sviluppa su più piani narrativi.
Da un lato si segue l’esperienza del bambino alle prese con emozioni che fatica a nominare, dall’altro emerge la montagna, rappresentata come uno spazio dotato di proprie regole, che invita all’osservazione e
all’ascolto. A questi elementi si affianca il rapporto con una coetanea, che introduce una dimensione di scoperta e confronto, rendendo il percorso del protagonista meno isolato.
Tra gli aspetti più riusciti del libro vi è la capacità di rendere visibile ciò che spesso resta implicito: il legame tra cura e relazione.
Il titolo suggerisce che alcune persone, per il modo in cui entrano nella nostra vita, possono svolgere una funzione simile a quella di un rimedio. Non guariscono in senso clinico, ma aiutano a riconoscere e accogliere parti di sé
che altrimenti rimarrebbero inascoltate.
La scrittura alterna immagini di forte intensità poetica a passaggi narrativi più concreti. Il linguaggio resta semplice senza risultare banale e accompagna il lettore con naturalezza, lasciando spazio all’interpretazione personale. Questa scelta rende il testo accessibile sia a un pubblico giovane sia a chi cerca una lettura capace di evocare ricordi e riflessioni.
Al centro de “Le chiamava persone medicina” non c’è soltanto la trasformazione di un bambino, ma il modo in cui un adulto riesce a comunicare attraverso l’esempio, mostrando che la conoscenza non passa esclusivamente dalle parole. La montagna assume così un valore simbolico: uno spazio in cui si impara a dare un nome alle emozioni e a riconoscere il proprio posto nel mondo.
Consigliare questo libro significa proporre una lettura che invita a rallentare e ad ascoltare.
Non è un romanzo d’azione né una storia costruita su colpi di scena, ma un racconto che procede per piccoli gesti e intuizioni. È adatto a chi ama le narrazioni intime, a chi è interessato al rapporto tra uomo e natura e a chi cerca una storia capace di unire delicatezza e profondità. In un tempo dominato dalla velocità e dalla semplificazione, il
libro di Gio Evan offre uno spazio di pausa, ricordando che anche la fragilità può diventare una forma di forza e che alcune presenze entrano nella nostra vita per insegnarci a guardare meglio ciò che già esiste.
Mauro Galliano