
Vincenzo Latronico, autore e traduttore, con “Le perfezioni”, volume finalista all’International Booker Prize 2025, Bompiani edizioni 2022, fotografa la realtà del mondo digitale, e lo fa descrivendo la vita di due creativi immersi in un laboratorio esistenziale, che ha come sfondo Berlino.
Anna e Tom, questi i nomi dei “nomadi digitali”, professionisti senza catene, liberi di muoversi nello spazio e nel tempo. Vivono in un appartamento minimal arredato con cura e rispettoso dei canoni di una bellezza imposta dalle convenzioni del tempo. In una città che non è quella di nascita, ma una all’avanguardia, come Berlino. Una città che risponde alle esigenze di ricercatezza culturale, apertura mentale, cosmopolitismo.
Ogni giorno votato al lavoro, con nomi anglofoni “web developer, graphic designer, online brand stra- tegist “ , alla moda, non opprimenti, in grado di lasciare spazio alla volontà, alla creatività, con clienti sempre più esigenti, e sorrisi sempre più finti.
Stories su Instagram, ponderate dal perbenismo culturale, da quella che appare essere la giusta causa in un mondo di proiezioni. Eppure, rimane una vita riflessa, dove le esperienze si spengono con lo standby del telefono.
Piano, piano, l’autore ci conduce verso la crepa nell’anima dei protagonisti, avviluppati in una finizione che porta a un nuovo conformismo che non ammette autenticità. I loro amici tornano in patria, fanno figli, rischiano e si frantumano, cambiano le carte in tavola, mutano. Loro, invece, restano intrappolati con l’anima che vacilla e si increspa.
Tutto inizia a diventare superficiale e superfluo, persino l’impegno politico non sembra autentico, come quella felicità costruita su canoni estetici, fuori della congrua realtà.
Una lucida retrospettiva sul tema della perfezione come costruzione sociale. I protagonisti vivono in un ambiente in cui l’elemento valoriale e caratterizzato dalla condivisione in termini contenutistici, dove, qualsiasi esperienza è fonte di guadagno se rispondente al canone del gusto condiviso.
Una riflessione sul concetto di Instagrammabile, dove un piatto ben costruito vale più del gusto o della stessa sensazione di fame; dove un bel paesaggio vale più del piacere che offre alla vista e al cuore; dove un caffè non rappresenta il momento di pausa, ma vale il luogo dove andarlo a sorseggiare. Il posto giusto, il sentimento giusto da commercializzare in quello che potremmo definire capitalismo dell’esperienza. Una nuova forma di alienazione che Latronico descrive minuziosamente usando una prosa essenziale ma efficace, finalizzata a descrivere le fragilità di Anna e Tom alla perpetua ricerca di elementi utili alla distinzione. Non è contemplata, infatti, la normalità nella competizione dei creator digitali, sempre alla ricerca famelica di stupore e bellezza, filtrati da una razionalità da definirsi, in senso figurato, neoclassica. Portare tutto al concetto di bello a priori, ordinare in un pacchetto ben costruito esperienze e ricordi, condividerlo in uno specchio, che non è la vita ma una proiezione di essa.
Anna e Tom, appaiono uniti, felici, realizzati, ma sotto la superfice dubbi e frustrazioni li fanno vacillare. Con questo volume, l’autore ci invita alla riflessione, proponendoci il manifesto di una generazione che vive in un limbo dove libertà e vincoli invisibili creano confusione e sconforto.
Persino la ricerca della città, per i protagonisti, rappresenta una scelta forzata da prassi e standard non visibili, ma pressanti, dove l’autenticità, quella vera e senza filtri, non trova spazio, se non in un angolino dell’anima. Il romanzo si distingue per la capacità di fotografare il presente senza moralismi, ma con uno sguardo lucido e implacabile. Non offre soluzioni né vie di fuga, si limita a mostrare le contraddizioni di un mondo che ha fatto dell’autenticità un prodotto di consumo.
L’autore, con grande intelligenza veicola alla riflessione usando uno stile leggero, privo di orpelli, ma elegante, in grado di lasciare spazio ai personaggi e al loro peso culturale ed espressivo. Un volume che ci invita a riflettere sulle contraddizioni che colpiscono ognuno di noi e sul concetto di perfezione che diventa una gabbia dalla quale è difficile uscire.
Anna Di Fresco