
Irena Sendler: Ogni bambino ebreo che ho contribuito a salvare è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, non un motivo di vanto.
Potrà apparire strano iniziare una recensione con una frase estrapolata da una delle tre piéce teatrali, di Roberto Giordano, ma quando l’ho letta ho pensato che in questa affermazione si racchiudesse la grandezza e la profondità del suo lavoro.
Ma andiamo con ordine: l’autore, in questa trilogia ha affrontato uno dei temi più dolorosi della storia dell’umanità, la Shoa in Polonia. Ha effettuato ricerche storiche, ha raccolto testimonianze ed ha deciso che quelle storie “di vita e di morte” andassero raccontate e che potessero ritrovar senso non solo sulle tavole di un palcoscenico teatrale. Da questo progetto, è nato il volume “Gli eroi del ghetto di Varsavia”.
I dialoghi, le scenografie, i tempi, le immagini sono accuratamente descritti ed accompagnano il lettore in questo racconto-testimonianza. Sembrerà di sentire il pianto disperato dei bambini ebrei, che venivano affidati dalle loro mamme a Irena Sendler, nella speranza di poterli così salvare da un destino già scritto.
Si percepisce tutta la rassegnazione di quella bimba che rinchiusa nel ghetto, ha smesso anche di aspettare.
Si avverte tutto il coraggio di Irena, l’assistente sociale protagonista del suo lavoro, il cui unico rammarico era di non essere riuscita a “salvarne” di più.
E poi c’è la storia di Janusz Korezak, pedagogista polacco che durante la deportazione dei bambini ebrei nel campo di sterminio a Treblinka, decise di non lasciarli andare incontro alla morte da soli ma di restare con loro, fino alla fine, per non spaventarli, per non farli sentire soli.
Il suo lavoro si chiude con il racconto “Il ghetto di Varsavia, insorge”, una lunga scia di sangue, di dolore, ma anche di amore, perché “…nella vita si devono fare delle scelte, bisogna “schierarsi” sempre dalla parte giusta, dalla parte dei più deboli, degli oppressi”. Marek Edelman, superstite dell’Olocausto e vice comandante di ZOB (Organizzazione ebraica di combattimento)
Renata Buonaiuto