“Pirandello mi fa un baffo” Terra omnia edizione, ultimo lavoro della scrittrice, attrice e attivista, Romina Caruana  è un romanzo intenso. Un volume che non solo racconta una storia, ma la imprime nella memoria del lettore che sarà spinto a guardare dove spesso si distoglie lo sguardo.
Un luogo dove violenza psicologica, patriarcato, autismo e fragilità femminile, sono i protagonisti disvelati. Un posto dove la scrittrice, con espressività narrativa, ci conduce, lasciandoci prima esuli e fragili, e poi fornendoci le armi giuste per poter affrontare gli ostacoli; gli stessi che diverranno sprone per un impegno  verso  un mondo migliore.
La protagonista, Eleonora, è una giovane donna siciliana. La Sicilia, luogo del cuore della scrittrice, sarà madre e matrigna di questa narrazione mai scontata. Sottoposta alle vessazioni di un padre padrone, autoritario e manipolatore, Eleonora si troverà a lottare non solo per la sua libertà ma anche per quella dei suoi familiari: la madre, una presenza silenziosa alla stregua di un’ombra, e il fratello Alessandro, autistico, e per questo motivo oggetto di vergogna e quindi di clausura.
Vedremo lo scontro tra l’ordine preciso ed oppressivo del mondo patriarcale, e la vulnerabilità, la fragilità e l’autenticità dell’altro mondo, quello della diversità. Un contrasto che rompendo gli argini di una perfezione irreale, crea confusione.
Il titolo “ Pirandello mi fa un baffo” è una provocazione, che non vuole, in alcun modo, essere  irriverente nei confronti del grande drammaturgo. Le maschere oggetto dell’opera di Pirandello, in questo volume, vengono svelate, si liberano, lasciando spazio all’autenticità spesso soffocata da dinamiche sociali apparentemente normali, ma che nascondono, a volte, rapporti tossici frustranti.
Eleonora, oppressa e stanca, fugge a New York dove ricostruisce la sua vita tenendo ben strette le sue radici. Simbolico, è il telaio della nonna su cui la protagonista tesse abiti, emblema della memoria e della sua rinascita.

Il legame con la sua terra di origine e soprattutto con il fratello, la porteranno ad affrontare nuovamente il padre che, in un ultimo estremo tentativo di riaffermare la sua supremazia, lo rapisce.
Una scrittura teatrale e intensa, quasi sensoriale, dove ogni parola, ogni gesto, scritto con accortezza, risponde ad una particolare risonanza. Ed è qui che si nota la grande esperienza della Caruana come attrice e regista. Un ritmo narrativo cinematografico, dialoghi vibranti, per una scrittura introspettiva che nasce dal bisogno di non tacere di fronte ai soprusi.
Temi indiscussi di questo volume, dal ritmo calzante, sono l’autismo e la violenza psicologica. L’autismo, nello specifico, viene trattato dall’autrice non come un problema ma come un valore aggiunto. Non una patologia, quindi, ma un accenno di colore in un mondo grigio. Il fratello Alessandro, con la sua diversità, arricchisce di invisibile il mondo reale.  Arte che si muove in uno spazio fluido e vibrante. Una minaccia per il padre che non avendo gli strumenti necessari, non comprende.
L’autrice, ponendo l’accento sulla condizione di Alessandro, stimola alla riflessione su come la società reagisce di fronte alla diversità.
Negazione, veemenza, manipolazione psicologica, sono descritte con precisione ed accuratezza, smascherando quella occulta violenza che non lascia segni visibili.
Una brutalità che lascia segni indelebili nell’anima, sino ad annientarne l’esistenza.
Questo volume privo di melodramma, la cui narrazione dei fatti, lucida e intelligente, pone il lettore di fronte alla cruda realtà, conferma la Caruana una voce necessaria nel panorama letterario italiano. Una scrittrice che, grazie alla sua esperienza artistica e al suo impegno civile, ha realizzato un’opera difficile da dimenticare. Un romanzo che denuncia e cura, e che mette insieme differenze, identità e libertà insegnandoci che questo è possibile solo se ci poniamo umilmente in ascolto dell’altro.

Anna Di Fresco