
Enrico Ianniello emoziona Napoli con un monologo potente ed emozionante
Si è chiuso il 23 novembre, alla Sala Assoli di Napoli, il ciclo di tre repliche tutte sold out di Isidoro, il monologo tratto dal romanzo La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, scritto e interpretato da Enrico Ianniello. Una partecipazione costante e calorosa ha accompagnato ogni serata, confermando l’interesse del pubblico per un lavoro che unisce forma teatrale essenziale e contenuto narrativo di forte impatto.
La scena è ridotta al minimo: pochi elementi, luci misurate, nessun artificio. È una scelta precisa, che permette alla parola di assumere un ruolo centrale. Ianniello costruisce il racconto con naturalezza, passando da momenti leggeri a passaggi più densi senza mai perdere il controllo del ritmo. Il risultato è una continua attenzione e partecipazione del pubblico presente in sala, favorito da una conduzione attorale sobria ma coinvolgente.
Il protagonista è Isidoro, bambino che nasce fischiando invece di piangere. Il suo linguaggio, l’“urlafischio”, diventa simbolo di identità e unicità. Attraverso variazioni vocali misurate e gesti essenziali, Ianniello dà vita ai personaggi che circondano Isidoro, creando un mondo riconoscibile senza ricorrere a effetti visivi. La narrazione procede con chiarezza, sostenuta da una scrittura che conserva la delicatezza del romanzo pur adattandosi ai tempi del palcoscenico.
Il momento più intenso arriva quando il racconto si sposta sul terremoto dell’Irpinia del 1980. In questa parte, Ianniello abbassa il registro e lascia emergere il peso della memoria. La scena in cui Isidoro tiene la mano del padre intrappolato sotto le macerie fino all’ultimo respiro colpisce per la sua sobrietà: nessun accento melodrammatico, solo la forza di un’immagine narrata con precisione. La sala reagisce con un silenzio totale, che si trasforma in commozione condivisa.
Da quel punto, il monologo segue il percorso di crescita del protagonista, che trasforma il suo linguaggio in un mezzo per affrontare la perdita e ricominciare. Ianniello mantiene un tono equilibrato, evitando eccessi emotivi e lasciando che siano le immagini evocate dalla voce a guidare l’ascolto. La delicatezza con cui viene raccontata la ricostruzione interiore di Isidoro costituisce uno dei punti di forza dello spettacolo.
Lo sguardo del pubblico resta inchiodato sull’attore, che mentre racconta è intento a sistemare cocci di pavimento sulle tavole del palco, quasi a voler ricostruire la vita crollata di Isidoro. L’applauso conclusivo, lungo e compatto, riflette la riuscita di un progetto che funziona proprio grazie alla sua essenzialità. Isidoro non è una semplice trasposizione del romanzo, ma una riscrittura teatrale che privilegia la relazione diretta con gli spettatori. La Sala Assoli, con le sue dimensioni raccolte, si rivela il luogo ideale per accogliere un lavoro fondato sull’ascolto.
Con queste tre repliche affollate, Ianniello conferma la propria capacità di raccontare storie che uniscono inventiva e realtà, senza rinunciare alla chiarezza del linguaggio. Isidoro affronta temi complessi — la perdita, la diversità, la resilienza — con una misura che ne amplifica la portata emotiva. E dimostra come, anche attraverso un monologo essenziale, il teatro possa ancora aprire spazi di autentica condivisione.
Mauro Galliano