Ci sono momenti in cui il passato torna a farsi sentire, e con lui arrivano le domande che avevamo messo da parte. È quello che accade in La vita immaginata, il nuovo romanzo dello scrittore texano Andrew Porter, pubblicato in Italia da Feltrinelli. Con uno stile chiaro e delicato, l’autore racconta la storia di un uomo che prova a ricostruire i frammenti della propria vita per ritrovare se stesso e dare un senso alle assenze che lo hanno segnato.

Il protagonista, Steven Mills, “è arrivato a un bivio. Sua moglie e suo figlio se ne sono andati, forse per sempre”. In questo momento di smarrimento torna a galla un dolore primitivo: quello per la scomparsa del padre, “brillante e carismatico professore universitario”, sparito anni prima dopo uno scandalo mai chiarito. Steven decide allora di mettersi in viaggio, lungo la costa della California, alla ricerca degli amici, dei colleghi e dei familiari che un tempo lo avevano conosciuto. Ogni tappa del viaggio diventa l’occasione per confrontarsi con un passato che non è mai stato completamente compreso.

Durante questo percorso, i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza del protagonista prendono forma: “le leggendarie feste in piscina dei genitori, i film in bianco e nero sul proiettore del cortile, i segreti condivisi con l’amico più caro”. Ogni incontro nel presente svela un frammento della storia del padre, ma ogni rivelazione sembra far emergere altre domande. L’immagine del genitore appare chiara per un attimo, per poi svanire di nuovo: “l’attimo successivo scompare di nuovo”, costringendo Steven ad affrontare la propria vita e i limiti della comprensione umana.

Con La vita immaginata, Porter esplora i temi della memoria, dei legami familiari e della difficoltà di capire davvero chi amiamo. La sua scrittura procede con delicatezza, soffermandosi su piccoli gesti, silenzi e dettagli apparentemente banali, che invece rivelano una vera e propria profondità emotiva. L’autore evita gli effetti drammatici e punta a creare una malinconia che nasce naturalmente dalle relazioni e dai ricordi, come un filo invisibile che lega passato e presente.

Ricco di atmosfera e dotato di una bussola emotiva straordinariamente sicura”, come recita la presentazione dell’editore, La vita immaginata è un romanzo intimo e appassionante sull’impossibilità di conoscere pienamente i propri genitori e sull’inevitabile distanza che cresce tra le generazioni. È anche un racconto sull’infanzia, sui primi amori, sui fallimenti e sulle ferite che ci formano e ci accompagnano nel corso della vita. Ogni memoria, ogni racconto, è al tempo stesso verità e invenzione, e Porter invita il lettore a riflettere su quanto ciò che ricordiamo sia davvero quello che è accaduto.

In definitiva, il romanzo parla a tutti: offre una storia che chiunque può riconoscere come propria, fatta di assenze, domande irrisolte e affetti profondi. Andrew Porter mostra con sensibilità che a volte, solo accettando le zone d’ombra della memoria e le distanze che ci separano da chi amiamo, possiamo comprendere meglio chi siamo e cosa ci lega agli altri. Una lettura che resta impressa per la gentilezza con cui racconta ciò che spesso non sappiamo spiegare.

Mauro Galliano