Marilù è una donna libera degli anni settanta, una che ha preso su di sé esperienze e dolori di un’epoca vibrante. Angela, la figlia, è una donna cresciuta coltivando il risentimento dovuto all’assenza e alla passione di una madre che, oggi ,  vive isolata sulla cima di un’isola.  Adé, diminutivo di Adelaide, è una ragazzina fragile incollata allo smartphone, dipendente dallo psicologo perché incapace di vivere una realtà che non sia filtrata da uno schermo.

Suo malgrado, Adé, sarà costretta dalla madre Angela, a vivere con la nonna Marilù, per tre mesi. Una costrizione che sarà viatico verso la scoperta di loro stesse, senza filtri, senza l’uso di dispositivi tecnologici. A poco a poco, nonostante le irruzioni telefoniche di un’ansiogena Angela, nonna e nipote avranno l’occasione di scoprirsi e di conoscersi,  vivendo un’avventura intimistica che intreccia presente e passato.

Marilù, Angela e Adè sono le protagoniste del volume della scrittrice e giornalista Concita De Gregorio dal titolo “Di madre in figlia” Feltrinelli edizioni. Un’opera introspettiva, intensa, che intreccia, memoria, e riflessione, e che traghetta il lettore in un viaggio dove le storie personali delle protagoniste, diventano specchio di una condizione femminile più ampia. Al centro, lo scontro intergenerazionale che pone l’accento sulla maternità inserita in un contesto storico culturale in continuo divenire. Con questo volume, la De Gregorio, inanella emozioni, riflessioni, che inducono ad una lettura introspettiva finalizzata alla creazione di un migliore dialogo tra le generazioni.

Un libro influente, nel quale è possibile ritrovare temi cruciali come: la libertà, il senso di colpa, la trasmissione dei valori e il tema delle aspettative sociali. Siamo fragili, non perfetti ma perfettibili, e tutto questo possiamo apprenderlo solo vivendo liberi dalle pressioni sociali dettate dal mondo dell’interazione digitale.  Adè inizierà a costruire il proprio senso di appartenenza soltanto liberandosi dello smartphone, e dialogando con il passato.

Una scrittura elegante e mai scontata. La De Gregorio usa registri diversi al fine di rendere la lettura dinamica, efficace, per una narrazione che non assume caratteri retorici, ma che intende essere empatica e lineare, passando da una confessione intima all’analisi lucida dei fatti. Un mélange stilistico piacevole in grado di indurre il lettore ad affrontare un legame indissolubile: quello tra madre e figlia in un tentativo di dare voce al taciuto. Eredità invisibili, e ferite che si tramandano.

C’ è un segreto taciuto, un segreto ancestrale, che riguarda la storia familiare e la linea femminile che la precede. La bisnonna, farmacista in un paesino del sud. La madre, una guaritrice costretta a vivere in un convento. Una colpa, senza colpevoli, al confine fra amare e proteggere, fra prendersi cura e avvelenare. Di madre in figlia chiedono comprensione per un agito in buona fede.

“Un farmaco è veleno o salvezza. Ogni cura lo è. Anche l’amore: può soffocare, condannare o liberare. La giusta misura. Il calibro. Le dosi. Quanto di quanto somministrare. Quando. È tutto qui”

Il tema della colpa, viene trattato in senso implicito attraverso i movimenti delle protagoniste che vivono immerse in un mosaico di aspettative e ruoli in cui tutte si sentono responsabili di qualcosa. Una colpa che è insita nel rapporto tra madre e figlia, e che riecheggia nel DNA dei personaggi, costruendo nel lettore un moto di introspezione. Il taciuto è una parte importante del libro, che rende realistiche le ambientazioni è uno strumento di ricerca in continuo divenire.

“Di madre in figlia” è un romanzo che colpisce anche per la sua brevità, appena 150 pagine, molto scorrevole perché caratterizzato da capitoli di breve durata, in grado di lasciare spazio all’intreccio narrativo e alle singole esperienze dei personaggi. Una tecnica narrativa che determina un variegato punto di vista, spaziando da un personaggio all’altro, e facilitando  così, comparazioni e  prospettive diverse. Un’instabilità voluta, che, intende smuovere le coscienze al fine di riconsiderare i propri punti di vista. 

Un romanzo commovente che vede protagoniste donne fallibili, al limite del dirupo, piene d’amore da dare, ma incapaci a comprenderne le modalità e le quantità; incerte, sconfitte, ma autentiche nel loro dolore disordinato e caotico. Ci provano, come tutte le madri, a fare del loro meglio. Sbagliano, e ricominciano d’accapo, senza mai celare il bisogno di dare e ricevere un amore universale, mai scontato.  

Anna Di Fresco