Una testimonianza potente e intima sul corpo che cambia, sulla vulnerabilità e sulla forza silenziosa di chi impara a vivere in bilico. Con Bianco è il colore del danno, Francesca Mannocchi ci accompagna in un viaggio dentro la malattia e oltre la malattia, con uno sguardo lucido e coinvolgente che riesce a parlare a tutti.

Cosa succede quando il tuo corpo inizia a fare di testa sua? Quando ti svegli un giorno e scopri che qualcosa non funziona più come dovrebbe, e che quella cosa ha un nome: sclerosi multipla? Francesca Mannocchi, giornalista avvezza a raccontare il mondo dalle zone di guerra, questa volta si trova a fare i conti con un campo di battaglia molto più intimo: il proprio corpo.

Pubblicato da Einaudi nel 2022, Bianco è il colore del danno non è un libro sulla malattia in quanto tale, ma sul modo in cui quest’ultima ti cambia la vita. Con uno stile diretto, sincero, a tratti poetico, Mannocchi racconta cosa significa convivere con la sclerosi, imparare a vivere nell’imprevedibilità, per poi scoprire che la fragilità non è un difetto, ma sempre e solo un nuovo punto di osservazione.

Ci sono domande che non ti poni fin quando le contingenze della vita non ti costringono a farlo, come ad esempio:

come crescerò mio figlio se un giorno dovessi star così male da non riuscire più a muovermi?

E ancora:

Cosa succede all’amore quando la forza fisica vacilla? E soprattutto: quanto vale il nostro corpo in una società che ci misura – spesso senza che ce ne accorgiamo – in termini di efficienza e prestazione?

Nel raccontare la sua malattia, l’autrice non cerca compassione. Al contrario, apre spazi di riflessione su temi che riguardano tutti: la maternità, il lavoro, la sanità pubblica, il senso (a volte traballante) dell’identità.

La scrittura è limpida, essenziale, senza sconti, ma mai cupa. E proprio in questa semplicità c’è una forza rara: quella di dire sempre le cose come stanno, anche quando possono far male.

Il “bianco” del titolo non è solo il colore delle lesioni visibili alla risonanza magnetica, ma anche uno spazio di sospensione, di vuoto da riempire con altre nuove domande. È il colore dell’incertezza, ma anche della possibilità. E il “danno” non è solo quello neurologico, ma quello che ci ricorda che siamo esseri vulnerabili; e vivi.

Francesca Mannocchi firma un libro che non offre soluzioni ai problemi, ma ne condivide l’esperienza. E in questo gesto, semplice ma potentissimo, ci fa sentire meno soli. Perché in fondo, ognuno di noi ha il proprio modo – più o meno visibile – di fare i conti con ciò che non si può aggiustare. Ma si può sempre raccontare.

Mauro Galliano