Le ferie estive sono spesso occasione per ritornare alla vecchia casa di famiglia, o per rivivere, la propria casa di vacanze. Non importa se al mare, in montagna o in campagna. L’importante è sentirsi a casa, respirarne l’aria, lontani dalle preoccupazioni e dallo stress. Occasione anche per leggere un bel libro, magari come quello che proponiamo questa settimana, sicuramente in tema.

«La nostra storia inizia con una casa, diventa la storia di una casa, finisce ed è la storia di due case. Si trasforma, nel mentre, nella storia di quattro storie e nella storia di un viaggio; in entrambi i casi, però, non esistiamo più noi».

“La polvere che respiri era casa”, romanzo di esordio dell’autrice Eleonora Daniel, narra la vastità e la complessità dei rapporti umani con un approccio innovativo e calzante.
Riccardo e Margherita, due nomi, due persone come tante, che si innamorano, creano, sognano, immaginano e nel farlo costruiscono un “noi” che diverrà la voce fuori campo di un rapporto che muterà. Una trama che ha il non facile compito di coinvolgere il lettore nel meccanismo complesso di una storia d’amore che si trasforma, che si slega per non ricomporsi.
Si amano e costruiscono la loro vita insieme in un clima propositivo. La casa, simbolo di ciò che diviene, è focolare delle sensazioni dei protagonisti, materia che si trasforma in preda alle emozioni.
Una coppia come tante, che arreda la casa dalla cucina alle suppellettili, e che affronta la quotidianità con tutti i problemi che ne conseguono, per giungere poi al desiderio di avere un figlio, che non arriva.
Le visite, i referti; il vuoto di fronte all’impossibilità di creare una nuova vita.
Creare è il verbo che accompagnerà il lettore durante l’intero viaggio letterario, prorompente, non banale, ricco di spunti interessanti a livello sintattico e narrativo.
La narrazione e la prosa seguono i personaggi e la loro storia. Lodevole, l’uso di generi differenti, un esercizio interessante che lascerà sospeso il lettore di fronte a quanto accadrà, pagina dopo pagina.
Vi è un prima e un dopo, un presente e un passato. Dapprima esseri perfetti, come nel mito delle metà del Simposio di Platone, ed in seguito, entità separate e confuse, alla ricerca di una strada. Particelle impazzite di un qualcosa che era. L’amore non esiste più, ed insieme i protagonisti respireranno la polvere di ciò che era, un sentimento imperfetto non privo di crepe, esistente e resistente, vanificato dal vuoto che non si può colmare. Il “noi” verrà soppiantato dall’”io” e solo allora si conosceranno i protagonisti nella loro vera identità.
Riccardo e Margherita li incontreremo nei loro veri panni, con i loro nomi, che scopriremo solo quando la relazione sarà irrimediabilmente finita.
Una scrittura elegante, intelligente, contemporanea, quella di Eleonora Daniel che con questo romanzo d’esordio edito da Bollati Boringhieri, fotografa la fragilità umana con grazia e onestà senza lasciarsi andare a un romanticismo scontato. Non la solita storia d’amore, dunque, ma la concretezza della vita che veicola un moto di sentimenti nel quale riconoscersi.

Anna Di Fresco