Oggi ci occupiamo di una realtà molto piccola ma di grande valore storico: il Consorzio del Vino Santo Affumicato dell’alta valle del Tevere.

Si tratta dell’unione dei  produttori di questo tradizionale passito, presidio Slow Food dal 2014. Per conoscere questa realtà umbra, abbiamo rivolto un po’ di domande ad una delle consorziate:  Chiara Filippi.

D: Chiara, come nasce il consorzio?

R: Il progetto è partito per valorizzare un prodotto che stava scomparendo e oggi sono qui come rappresentante per tutti i produttori che ne fanno parte. Siamo dieci cantine dell’alto Tevere. Il Consorzio Vino Santo Affumicato dell’alta valle del Tevere è diventato presidio nel 2014, e quest’anno ricorrono i 10 anni. Stiamo avendo un ottimo riscontro soprattutto tra i giovani che stanno impostando le loro aziende convertendole con interesse alla produzione di questo vino santo, passito bianco IGT Umbria, prodotto da uve affumicate.

 Il consorzio cerca di tutelare questo prodotto che è unico nel suo genere, in quanto la metodologia di appassimento delle uve è diversa rispetto ad altre parti d’Italia. Qui vengono  infatti appassite in ambienti dove si vive, dove ci sono i profumi delle cucine delle proprie aziende; ma soprattutto quello che caratterizza la produzione è l’utilizzo di lieviti madre storici, che conservati nel tempo, hanno preservato le famiglie di sentori del prodotto, che quindi, si differenzia tantissimo da i Vin santi toscani.

D: Rispetto alla tipologia di produzione e alla zona, nel vostro territorio si produceva il tabacco e l’appassimento veniva fatto anche nei luoghi della sua produzione.

R: Si, infatti è un vino molto legato al territorio anche per questo motivo, perché l’alta valle del Tevere è sempre stata vocata per la tabacchicoltura. Nei vecchi essiccatoi di tabacco si appassivano le uve, anche intervallate da foglie di tabacco e questo conferiva alle bucce quel sentore tipico che continua a persistere nelle “madri”.

Cosa importante da sottolineare è che la produzione è estremamente bassa, quindi non si può parlare di tot bottiglie l’anno, perché la produzione è estremamente variabile.  Dipende dalla stagione e con il clima che sta cambiando così tanto, è molto difficile poter fare delle stime previsionali. Anche gli invecchiamenti variano: ci sono invecchiamenti che vanno da 5 anni in caratello ad oltre i 10 anni e così via. La bassa quantità di prodotto finale è  anche data dal fatto che  le uve che vengono pressate. Sono uve passe.

L’appassimento delle uve, a bacca bianca, dura circa 5 mesi e questo conferisce quel colore ambrato estremamente gradevole, come il profumo; poi, la sua pienezza in bocca, con sentori di caramello e nello stesso tempo con una fortissima acidità, gli permette di essere un prodotto longevo.

D: Come si entra nel consorzio? Che uve si devono produrre?

R: Al momento siamo dieci consorziati e si può entrare semplicemente contattandoci. Il referente dei produttori è sempre estremamente disponibile per poter aiutare coloro che vogliono avventurarsi in questo nuovo percorso. C’è una semplicissima domanda, ma naturalmente occorrono superfici vitate con uve a bacca bianca. Infatti il vino santo affumicato è un passito IGT Bianco Umbria fatto con vitigni di Trebbiano, Malvasia, Dolciame,  e San Colombano, questi ultimi stanno scomparendo e vengono così recuperati.

Merito anche del lavoro dei produttori, che insieme al 3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, stanno portando avanti  la trasmissione di questi vecchi vitigni così da poterli utilizzare non soltanto nel vino santo ma anche per vinificare.

D: Come procede il passaggio dall’IGT alla Doc?

R: Posso solo dire che è un lavoro che si sta facendo; ed è lungo, importante e delicato.  Tantissimo impegno e tantissimi gli anni di lavoro da parte del rappresentante dei produttori, ma non solo. Ora stiamo anche portando avanti una modifica del disciplinare con l’aiuto dell’Università di Perugia e di tantissimi produttori, ma non è una cosa così semplice.

Insomma, è un prodotto raro che ha in sé il valore della storia che lo ha visto nascere. Una storia che si sviluppa nel tempo e si proietta nel futuro, grazie anche alle nuove generazioni.

Ringraziamo Chiara Filippi per  aver accolto le nostre domande.

L’invito, come sempre, resta quello di visitare una cantina per poterlo degustare e assaporarne tutte le peculiarità.

Buon Viaggio e Buon Vino!

Antonella De Cesare