Potrebbe essere un consiglio di lettura per l’Estate, ma mi piace pensare possa esserlo per la vita. Una fonte di riflessioni, di scoperte, di speranza e perché no, anche di sani sorrisi.
Sto parlandovi di “Spera”, l’autobiografia di Papa Francesco, il suo ultimo regalo…forse il suo Testamento.
Nel titolo, il suo “comandamento”.
Una parolina di sole 5 lettere in grado di contenere e diffondere il senso e la forza più profonda della vita. Ed ecco come la descrive:
“La speranza è una bambina insignificante, avanza tra le sorelle maggiori (fede e carità) e su di lei nessuno volge lo sguardo. Eppure proprio questa bambina, questa bambina da nulla che non si nota neanche, che attraverserà i mondi, portando le altre…. perché la fede non vede se non ciò che è, … e la carità non ama se non ciò che è, … lei ama ciò che sarà”.
Ed ecco che passato, presente e futuro si fondono in un’unica entità.
La speranza era stata la forza che aveva guidato i suoi nonni, era stata la consapevolezza del suo presente di giovane figlio ed era oggi il suo dono per tutti noi, dispersi e talvolta confusi viandanti.
Il suo viaggio inizia da lontano, quando i suoi nonni lasciarono il Piemonte per l’Argentina. Un viaggio verso un incerto futuro, ricco di difficoltà, paura, sofferenza. L’incontro dei suoi genitori, la nascita dei suoi fratelli, le malattie, la morte. Un racconto in cui identificarsi, in cui sorprendersi per la semplicità delle sue parole. Una storia in cui Papa Francesco non cerca giustificazioni ai suoi errori, ma li condivide con i lettori, rendendoli partecipi della sua “umanità” ed aiutando a “perdonarci” e a “perdonare”.
Un libro carico d’amore, in grado di scivolare silenzioso fra le pieghe del cuore, sostando quel tempo giusto per sanare ferite e per accarezzarne il tratto, perché in fondo “Spera” è la certezza che la Mano di Dio sarà sempre su di noi.

Renata Buonaiuto