Quando su un volume vedo il nome di Maria Rosaria Pugliese inevitabilmente penso a “Pazienti smarriti” il lavoro con il quale ho conosciuto professionalmente l’autrice. Un romanzo pubblicato la prima volta nel 2010 e ripubblicato non molto tempo fa da Homo Scrivens.

Una storia di una famiglia stravolta nelle sue piccole quotidiane certezze dal decorso di una inesorabile malattia che colpisce uno dei suoi componenti. Sullo sfondo i paradossi di una società spesso impreparata ad affrontare adeguatamente le gravi patologie con le sue inevitabili ricadute.

Un lavoro che ha ottenuto riconoscimenti e che ha legato favorevolmente, come a volte accade, il nome dell’autrice al suo lavoro. Ma Maria Rosaria, buon per noi, ha continuato a scrivere firmando altri volumi tra i quali mi piace ricordare “Carretera” un percorso simbolico, pretesto per raccontare di un “cammino” al quale tutti noi siamo, in qualche modo, chiamati. Oggi l’autrice pubblica coraggiosamente un giallo dal titolo omonimo di un vecchio film del 1996 “Omicidio ad alta quota“.

Un romanzo che ama definire un “non noir“, almeno per i suoi contenuti tutt’altro che cruenti, smentendo con un sorriso quanto scritto in copertina. Un lavoro presentato in anteprima al Vomero alla libreria “Raffaello”.

Renata Buonaiuto lo ha letto e recensito per noi.

CARLO DE CESARE
Omicidio ad alta quota
I successi di
Maria Rosaria Pugliese
Alcuni dei volumi che hanno consacrato la scrittrice napoletana
Omicidio ad alta quota
I successi di
Maria Rosaria Pugliese
Alcuni dei volumi che hanno consacrato la scrittrice napoletana
omicidio ad alta quota
I successi di
Maria Rosaria Pugliese
Alcuni dei volumi che hanno consacrato la scrittrice napoletana
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Maria Rosaria Pugliese, nasce a Napoli, forse per questo nel suo ultimo giallo “Omicidio ad alta quota”, Frilli editore, la Campania e la costiera non potevano mancare. Brevi cenni ma quei colori, quei profumi, arrivano prepotenti al lettore che può percepirne l’amore e la bellezza.

Il commissario Nino de Santis, meridionale di nascita, presta la sua opera alla Questura di Milano, con la moglie meneghina Laura e la figlia Martina. Non ama gli aerei, nutre una profonda paura per quell’aquila d’acciaio che gli impedisce di tenere i piedi ben saldi sulla terra, ma ironia della sorte una morte sospetta avviene proprio ad alta quota.

Giosafat Gori, proprietario della Mondial Glamor ed indiscusso portavoce della moda italiana nel mondo, durante un volo Milano – New York, viene avvelenato. Per il commissario ed il suo braccio destro, l’ispettore Paolo Lezzi, sarà una sfida difficile. Un mondo quello della moda sconosciuto e carico di ipocrisie si svelerà subito ai loro occhi. I soci Galbiati e Castelli saranno i primi sospettati, ma è al privato di Giosafat che il commissario volgerà lo sguardo. In aiuto una vecchia agenda ritrovata per caso dalla figlia Margot.

Nata da una relazione giovanile, Margot aveva faticosamente conquistato uno spazio nel cuore del padre. Sin dalla prima infanzia, la madre che viveva a Londra, gli affidava la piccola durante le vacanze estive. Se all’inizio tutto questo era apparso un onere faticoso ed alquanto noioso, in breve tempo le emozioni erano mutate. Questa esile ragazzina gli aveva aperto il cuore, fino a rendergli quel tempo, tutto loro, un dono che in qualche modo forse credeva di non meritare.

Oramai donna, Margot seguiva nonostante la distanza, suo padre con infinita dolcezza. Ogni giorno una videochiamata scandiva il loro tempo, a lui confidava i successi e le incertezze sul suo domani, specie da quando la madre, si era rifatta una vita ed era volata in America.

Si prendeva amorevolmente cura di lui, come quel giorno che girovagando per mercatini dell’usato scorse un portapillole dotato di timer, lo acquistò subito certa che potesse tornargli utile, dal momento che suo padre troppo spesso dimenticava di prendere le medicine.

Un portapillole che Gori conservava e portava gelosamente con se anche durante i viaggi di lavoro.

Certo la Mondial Glamor rimaneva sempre l’occupazione principale di Giosafat, quell’azienda, venuta su dal nulla, monopolizzava gran parte del suo tempo e dei suoi pensieri, era diventata nel tempo un’impresa forse anche più grande di lui e dalla quale probabilmente non era riuscito a difendersi.

La storia non tralascia nulla, fondendo con abilità e naturalezza problematiche differenti sentimenti, dolori, insicurezze, amore ma lasciandole crescere sempre saldamente ancorate alle indagini, aprendo in questo modo strade diverse e riflessioni personali. L’autrice guida il lettore nella soluzione ma non gl’impedisce di poter ipotizzare nuovi scenari, rendendo in questo modo la storia unica ed intrigante.

I personaggi sono descritti con cura, lasciando trapelare per ognuno debolezze e sogni, paure e segreti.

Grande attenzione anche per gli scenari circostanti che non appesantiscono ma dilatano i tempi offrendo la possibilità di crescere insieme ai protagonisti.

Il Commissario de Santis, compirà un viaggio attraverso l’Italia e le sue bellezze, i ricordi di una terra natia lasciata troppo in fretta, la passione per un lavoro che riempie ed assorbe la sua vita al punto che anche il rito della colazione mattutina, con tanto di tavola apparecchiata e di caffè fumante si trasforma in un’occasione di confronto sulle indagini con Laura, compagna di vita e di passioni.

In quell’agenda carica di appunti, de Santis traccerà una strada, un movente che giustifichi l’inspiegabile morte dell’imprenditore. Al suo fianco anche una giovane cronista Clemy Apicella, “la donna del giorno dopo”, una free lance che sogna lo scoop da prima pagina e la fine del suo precariato.

Non mancano i colpi di scena come il suicidio di una modella, per qualche tempo messo in relazione con l’omicidio e il racconto di un anziano francescano che terranno i lettori piacevolmente assorti nella narrazione, regalando a tutti un’imprevista e non semplice conclusione.

Renata Buonaiuto