
Manca ancora qualche giorno a Ferragosto e già nell’aria si respira l’odore della festa. Pic nic al parco, braciate, anguriate in spiaggia e chi ne ha più ne metta, l’importante è celebrare degnamente il tanto atteso 15 agosto. La festa dell’Assunta per il calendario religioso.
Una data che tornando indietro nel tempo, verso la fine degli anni 60, ci ricorda uno tra gli indimenticabili eventi del secondo millennio: “Woodstock Music and Art Fair, An Aquarian Exposition” meglio conosciuto sinteticamente come “Woodstock”.
Siamo nel 1969 a White Lake, nella fattoria di Max Yasgur a Bethel (New York), Artie Kornfeld, Michael Lang, John Roberts, Joel Rosenman danno vita all’evento musicale del secolo.
Una grande kermesse che inizia appunto il giorno di Ferragosto e che sarebbe dovuto terminare il 17 e che invece finì il 18 Agosto alle 9 di mattina con le magie di Jimi Hendrix. Una tre giorni per la pace e per la musica con una line up da far strabuzzare gli occhi e che grazie alle immagini tramandate, rimaste iconiche, ancora oggi è possibile viverne un pezzetto.
Trentadue gli artisti presenti:
il 15 agosto, Richie Havens, Swami Satchidananda (cerimonia di apertura), Sweetwater, Bert Sommer, Tim Hardin, Ravi Shankar, Melanie, Arlo Guthrie;
Il 16 Agosto: Quill, Country Joe McDonald, John Sebastian, Keef Hartley Band, The Incredible String Band, Santana, Canned Heat, Mountain, Grateful Dead, Creedence Clearwater Revival, Janis Joplin con The Kozmic Blues Band, Sly & the Family Stone, The Who, Jefferson Airplane;
Il 17 Agosto: Joe Cocker e i Grease Band, Country Joe and the Fish, Ten Years After, The Band, Johnny Winter, Blood, Sweat & Tears, Crosby, Stills, Nash & Young, Paul Butterfield Blues Band, Sha Na Na.
Un megaconcerto della e per la libertà; dell’amore libero e per esprimere il proprio dissenso a quella insulsa guerra in Vietnam che andava avanti da quasi 15 anni. Una musica che con il movimento giovanile degli Hippie, i figli dei fiori, raccontava la rivoluzione di quegli anni.
Una vera e propria bomba esplosa, visto anche la mole di partecipanti. Centomila i biglietti venduti (al costo di 7$ per un giorno e 18$ per i tre). Più di 400.000 le persone presenti, molte quindi le gratuità; furono infatti aperti i cancelli per questione di ordine pubblico, Impossibile gestire diversamente l’enorme affluenza dei partecipanti.
Eppure, tutto filò liscio. La compostezza e la collaborazione tra le persone fu la dimostrazione evidente che quel messaggio di pace, amore e libertà degli artisti presenti era pienamente arrivato al pubblico. Certo anche in quella occasione vi furono due morti, probabilmente tra quei diversi casi di overdose, ma a guardare oggi ciò che a volte accade fuori dagli stadi non c’è paragone.
Una condivisione, quella di woodstock, che passò anche attraverso il cibo, decisamente insufficiente rispetto alla inaspettata affluenza. Ma cosa si mangiava a Woodstock?
David Fricke, critico musicale statunitense, ha raccontato sul numero del 24 agosto 1989 di “Rolling Stone USA” di aver mangiato spaghetti e hot dog “…a colazione sabato mattina, la seconda giornata del festival. Era tutto il cibo che la mia truppa di semi-hippie liceali – sei di numero, me compreso, all’epoca appena 17enne – si era procurato per sopravvivere al resto del weekend. L’anguria che ci eravamo portati da Philadelphia era già storia vecchia, vittima della spontanea generosità del venerdì pomeriggio, interamente passato bloccati nel gigantesco parcheggio altresì conosciuto come Route 17B. Il nostro era un gesto degno del Galateo della Love-Generation: passavamo spicchi d’anguria fuori dai finestrini della nostra Volkswagen a tutti i pellegrini del festival che avevano abbandonato le automobili. E abbiamo goduto ogni secondo di quel gesto, e di tutti i sorrisi ricevuti.”
Il festival è stato poi riproposto negli anni, ogni dieci per la precisione; ma forse è cambiato troppo il tessuto sociale perché continuasse a conservare quell’antico fascino. Tuttavia, oggi è presente la “Woodstock Ventures” fondata dagli originari organizzatori allo scopo di diffondere i valori con cui è nato il festival supportando organizzazioni che li condividono come il WWF, Medici senza frontiere, Finca, Riverkeeper.
“Avrei voluto esserci” …è la malinconica frequente affermazione che segue immediatamente la parola Woodstock, indipendentemente dalla possibilità reale della propria età anagrafica. Perché al di là della indiscutibile pagina di storia, woodstock è un evento iconico capace di rappresentare un’epoca attraverso il suo impatto culturale sociale mediatico.
Buon Ferragosto!
e per chi volesse approfondire “Woodstock Tre giorni diventati leggenda” di Joel Makower pubblicato nel 2019 da Bietti
Antonella De Cesare