
La suggestione che regala Palazzo Reale a Napoli è impagabile. Entrando si incontrano i primi editori che espongono nella manifestazione “Campania Libri Festival” la fiera dell’editoria diretta da Ruggero Cappuccio e curata da Massimo Adinolfi, finanziata dalla Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano
Il centrale Cortile d’Onore, location dell’Arena Rai, è il punto di snodo per raggiungere tutte le sale e le aree espositive dedicate ai 200 incontri, basati su 13 percorsi diversificati, dalla storia, alla poesia, alla traduzione, alla geopolitica, al mondo dei più piccoli e tanto altro.
Dal 1 al 4 ottobre 2026 circa 130 editori, distribuiti in oltre 200 stand, hanno esposto le loro pubblicazioni lungo i Cortili delle Carrozze e del Belvedere.
Una grande occasione per visitare il Palazzo e la Biblioteca Nazionale contemplata nella sua bellezza da circa 40.000 persone, che hanno attivamente partecipato a questa quinta edizione della manifestazione.
Gli incontri si sono tenuti nelle antiche stanze di re, viceré e regine, tutte egregiamente ricostruite dopo i bombardamenti subiti durante la Seconda guerra mondiale. Il Teatro di Corte, gravemente danneggiato, è ora quasi identico a quello originale. Ed è proprio da lì che parte il tour. Tra un appuntamento e l’altro con uno scrittore si attraversano le sale dei regali dominatori della città. Arazzi, troni, specchi, lampadari e dipinti che raccontano le storie di vita dei regni di Napoli, arricchiscono la partecipazione all’evento.
Come da tradizione, a ogni sala è stato assegnato un nome. Quest’anno, in omaggio a Roberto De Simone, le sale sono state intitolate Cenerentola, De Li Cunti, Tammurriata e Tarantella e altri, per celebrare il cinquantesimo anniversario della prima messa in scena de La Gatta Cenerentola.
Una favola in musica, pietra miliare del teatro italiano, alla quale Nadia Baldi ha reso omaggio attraverso due letture drammatizzate inserite nel percorso “L’arte per esistere o per resistere”.
Al grande Maestro è stato dedicato anche il claim della manifestazione stessa, “Jesce sole”, come spiega Alessandro Barbano, Amministratore unico Fondazione Campania dei Festival:
“ È un’espressione antica, profondamente legata alla lingua e alla cultura napoletana, che ci offre anche l’occasione per rendere omaggio a Roberto De Simone. Jesce sole è, dunque, un invito alla luce, alla scoperta e alla conoscenza. Ed è in questa prospettiva che vogliamo continuare a concepire Campania Libri: come un luogo aperto, plurale, capace di interrogare il presente e di dare spazio alle molte forme attraverso cui oggi la cultura e la lettura si esprimono.
”
Importante e consueto appuntamento è stato quello con il Premio Matilde Serao, assegnato alla giornalista Nadia Terranova per il libro “Trema la notte”. Lei stessa ha dichiarato di essere stata influenzata dalla scrittrice, e di averla inserita nella genealogia letteraria della protagonista di questa pubblicazione.
Va sottolineato come l’edizione abbia affrontato una pluralità di temi e linguaggi, non soltanto attraverso gli incontri specificamente dedicati, ma anche grazie alle collaborazioni con associazioni, laboratori e altri festival letterari.
Una nota di attualità ha riguardato la presenza di Erri De Luca, intervenuto per presentare il suo ultimo libro, “Sotto processo” (Feltrinelli). La partecipazione dello scrittore ha assunto un particolare rilievo alla luce della decisione, assunta nei mesi precedenti, di revocargli l’incarico di inaugurare il Salerno Letteratura Festival, partner della manifestazione, in seguito alle sue dichiarazioni sulla situazione a Gaza.
Lo spirito della rassegna sembra rispecchiarsi pienamente nelle parole di Roberto Cappuccio, direttore artistico della Fondazione Campania dei Festival:
«È un Festival della lettura e dell’ascolto, in cui la parola è letta e agita come corpo sonoro. Attraverso i dialoghi con i narratori, con i saggisti, con gli attori e i registi cerchiamo di nutrire il coraggio di immaginare, immaginare e immaginare ancora. Perché solo nel coraggio dell’immaginazione può nascere la libertà».
Antonella De Cesare