La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la morte di Marco Barsi, lo chef in arresto cardiaco in Versilia nella notte tra il 10 e l’11 Agosto. Aveva 50 anni e dopo vent’anni in Germania, lo scorso anno, era tornato a lavorare in Italia. Un malore, un eccesso di sudorazione a fine turno mentre puliva la cucina, la chiamata al 118 e poi il tragico epilogo.

Il caldo di quest’anno è stato indubbiamente record, come ha segnalato il quotidiano inglese Guardian  “sono morte almeno 35mila persone in più rispetto di quanto ci si sarebbe aspettato”.

Pare che non si possa asserire con certezza che la morte sia stata realmente causata dall’eccesso di calore, fatto sta che quella delle temperature eccessive, che raggiungono anche i 50 gradi e quindi pericolose per i lavoratori della ristorazione, era un tema già sotto l’attenzione degli addetti ai lavori.

Restworld, agenzia per il lavoro, il 5 luglio aveva scritto un post sulla sua pagina Facebook chiedendo di raccontare la propria estate in cucina tra fuochi, forni e probabili  condizionatori, ricevendo numerosi commenti.

Avevano anche pubblicato un decalogo con 10 consigli per “raffreddare i bollori”:

  1. Acqua fresca e sali, a portata di mano
  2. Pause vere e rotazione sulle postazioni bollenti
  3. Sposta il lavoro nelle ore fresche e spegni quello che non serve
  4. Metti in carta un menù estivo che scalda meno
  5. Pulisci e controlla l’aspirazione, prima di comprare qualsiasi cosa
  6. Fai controllare l’unità di ricambio dell’aria
  7. Ventilazione e sfoghi puntati dove si lavora
  8. Porta all’induzione la parte di linea che puoi
  9. Aria di reintegro raffrescata e cappa dimensionata insieme
  10. Misura in servizio e mettilo nel documento di valutazione dei rischi

Poi l’11 agosto hanno pubblicato la foto di un termometro che appoggiato su un piano di lavoro in cucina segnava 46 gradi. È stato solo il primo di centinaia fotografati che riportavano temperature dai 38 ai 51,4 gradi. La raccolta è diventata un comunicato stampa che si è trasformato nella bellezza di 83 articoli.

I proiettori sono accesi, e ora è il momento di proporre soluzioni! Il claim è ” Il caldo non si abolisce si gestisce”.

 Restworld ha chiesto al Ministero del lavoro e al Ministero delle imprese e del Made in Italy l’istituzione di un fondo nazionale per le cucine professionali. Un’azione che vuole essere una sperimentazione. Un fondo pilota da 20 milioni di euro per il 90% a copertura pubblica.

La proposta nasce dal fatto che i condizionatori oltre ad essere insufficienti, spesso richiedono un adeguamento della potenza elettrica con conseguente aumento dei costi di gestione. Inoltre, “ la normativa italiana pur imponendo ai datori di lavoro di valutare il rischio microclimatico e di adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei dipendenti,  non stabilisce una soglia di temperatura oltre la quale sia obbligatorio interrompere l’attività. La gestione del rischio viene affidata alle singole valutazioni aziendali”. Spiega in sintesi Luca Lotterio, founder di Restworld. (fonte: Adnkronos)

 Difatti, l’attuale decreto legislativo 81/2008 obbliga a valutare il rischio microclimatico dell’ambiente: cioè l’insieme di temperatura, umidità, ventilazione e calore irradiato che determina le condizioni “climatiche” di uno spazio chiuso.

Serve un aiuto, quindi, per i locali dove lavorare, durante i mesi più caldi, può essere un rischio. Restworld stima che siano 162.000 con un costo ad adeguamento che si aggirerebbe intorno ai 22.500 euro. Una spesa nel complesso decisamente elevata.

In settimana l’Agenzia ha anche segnalato che c’è uno strumento per i lavoratori del settore messo a disposizione dall’INPS che si chiama FIS (Fondo di Integrazione Salariale: è la “cassa integrazione” dei settori fuori dall’industria) che garantisce l’integrazione salariale per i dipendenti quando l’attività si ferma per “evento meteo” in cui rientrano le “temperature elevate”.

Insomma, la soglia di attenzione è alta, anche perché, come sottolinea Luca Lotterio “Ogni estate affrontiamo questa situazione come fosse un’emergenza imprevedibile, quando sappiamo perfettamente che si ripresenterà anche l’anno successivo”.

E c’è da scommettere che anche il prossimo anno sarà così con il proliferare di video virali di chi cucina per strada, come quello del comico francese Olivier Giraud che al sole prepara una “Costata di manzo con scalogno ‘ondata di caldo – allerta rossa’”, ma aveva un solo piatto da preparare.

Scherzi a parte non vorremmo che si ripetano tristi episodi come quello di  Marco Barsi a Forte dei Marmi. C’è da sperare come recita il claim di Restworld che nei sondaggi del prossimo anno i termometri fotografati riportino temperature “più gestibili”.

Antonella De Cesare