Sono passati quasi vent’anni dalla nascita della sottozona Casauria. Dopo due domande di riconoscimento della DOCG, cinque richieste di chiarimento da parte della Comunità Europea e una lunga serie di vicissitudini, l’11 novembre 2025 è arrivato il traguardo atteso: il riconoscimento ufficiale con l’iscrizione al registro delle DOP europee. Per l’Abruzzo si tratta della terza DOCG, dopo Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane e Tullum (riconosciuta nel 2019). Ora anche Casauria DOCG ottiene il sigillo europeo.

Lo scorso weekend si è tenuta la tanto attesa presentazione ufficiale, nel luogo sognato sin dall’inizio: la Basilica di San Clemente a Casauria, cornice simbolica e identitaria per celebrare questo nuovo capitolo della viticoltura abruzzese.

L’emozione dei produttori, che hanno affrontato questo lungo percorso con forza e determinazione, era palpabile. L’enologo Concezio Marulli, presidente dell’Associazione Casauria DOCG, ha moderato con calore e naturale simpatia la conferenza di presentazione del 9 mattina, alla quale hanno partecipato tutti gli attori che hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo, insieme a giornalisti e rappresentanti delle istituzioni.

Il primo intervento è stato quello del sindaco di Castiglione a Casauria, Biagio Pietro Petrilli, seguito dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. Quest’ultimo ha voluto ringraziare in modo particolare tutti coloro che lavorano la vigna, custodiscono terreni e tradizioni secolari e che, con grande umiltà, hanno saputo rivedere anche le proprie pratiche produttive pur di sostenere un progetto condiviso e più ampio come quello della DOCG.

Corposo e appassionato l’intervento di Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo con delega all’Agricoltura, introdotto da Concezio Marulli con l’affermazione: “L’Abruzzo agricolo è in buone mani”. Imprudente ha ricordato anche che: ”una DOCG non è un vino, ma un territori; è l’identità di una comunità, e questo, ha l’obiettivo di far crescere il territorio”.

Da qui il suo appello ai 18 sindaci dei comuni della zona di produzione: “lavorare insieme per creare un sistema integrato, migliorare i servizi, mantenere aperti musei e ristoranti, immaginare un percorso turistico strutturato, che non si limiti alle cantine aperte con possibilità di pernotto, ma che valorizzi l’esperienza complessiva del territorio”.

Un appello simile è arrivato anche da Lucio Cavuto, promotore della Casauria DOCG, intervenuto dopo Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. Cavuto ha sottolineato che “ora la Casauria DOCG sarà esportata nel mondo, arriverà a Tokyo, finirà sulle tavole di persone che poi vorranno visitare i nostri territori: dobbiamo far trovare città belle, ripulite dalle brutture”.

Ha poi rivolto un pensiero di gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questo traguardo, includendo chi ha avviato nel 2006 il percorso di definizione della sottozona e non ha potuto vedere il risultato finale: Lorenzo Filomusi Guelfi, dell’omonima cantina di Tocco Casauria, scomparso nel 2018.

L’intervento finale è stato affidato ad Angelo Molisani, enologo dell’Azienda Castorani, che ha illustrato la zona di produzione, il clima, le caratteristiche del territorio e le regole del disciplinare. Ha concluso citando una frase del giornalista Franco Santini, ritenuta la più efficace per descrivere questo momento storico per la Casauria DOCG:

“Non c’è niente da inventare qui: c’è un’abbazia medievale che ha razionalizzato la viticoltura di queste colline dodici secoli fa. Ci sono palmenti scavati nella roccia come certificati di vocazione permanente. C’è una geologia stratificata che produce longevità senza bisogno di trucchi in cantina. C’è un vitigno — il Montepulciano — che in questo specifico corridoio microclimatico esprime una complessità che raramente si riscontra altrove nella stessa regione. Il riconoscimento della DOCG è stato dunque un atto di onestà intellettuale del sistema denominativo italiano. Non ha creato niente di nuovo: ha semplicemente preso atto di qualcosa che esisteva già, e gli ha dato un nome che il mercato e i consumatori possono usare. I grandi vini c’erano già. Ora hanno anche un nome. E la palla passa ai produttori”.

Concezio Marulli ha simpaticamente chiuso con una precisazione “Vi faccio notare che sulle bottiglie non c’ è scritto il vitigno Montepulciano D’abruzzo perchè noi vogliamo promuovere il territorio, come fa Barolo. Noi non vogliamo diventare Barolo, di più.”

Alla fine della conferenza è stato offerto un light lunch con finger food preparati con prodotti locali, dalle pallotte cacio e ova ai dolci, con una torta commemorativa della Casauria come protagonista. Le preparazioni erano firmate dal pasticcere Federico Anzellotti, arrivato tra i cinque migliori al mondo nel 2021 al Prix au Chef Pâtissier.

Il tutto è stato naturalmente accompagnato da 12 etichette di Casauria DOCG, poi protagoniste della Masterclass ospitata negli spazi suggestivi dell’Abbazia e guidata dal presidente dell’Associazione Casauria DOCG, alla presenza dei produttori, che hanno arricchito la degustazione con racconti e dettagli sul loro lavoro.

Di idee ce ne sono tante, e l’entusiasmo non manca. Sono già in programma nuovi incontri per raccontare e promuovere la neonata denominazione. Intanto, per approfondirne caratteristiche, disciplinare, clima, territorio e profilo sensoriale, dedicheremo alla Casauria DOCG l’articolo della prossima settimana.

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Antonella De Cesare