Giugno 1996, Villa Medici Giulini; tra le fronde del curatissimo giardino all’italiana  e l’importante complesso monumentale, il più antico della Lombardia, riecheggiano  le note di una musica, per l’epoca fuori contesto. Una melodia malinconica, intensa, quasi una carezza e al tempo stesso un schiaffo per la coscienza. A muovere abilmente le mani sulla tastiera dello Steinway gran coda  è un uomo sulla quarantina, fino a poco tempo prima conosciuto da un pubblico di nicchia e noto ai più per i suoi natali illustri essendo figlio di Giulio Einaudi e nipote del compianto Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. “Le Onde”, opera del compositore Ludovico Eindaudi, verrà registrata proprio tra i dipinti della Villa Medici Giulini, in quel salone dall’acustica magica, tale da accostare ad essa l’appellativo di “Villa dai suoni perduti”.

Un’opera che assume le peculiarità  che conosciamo tutti, proprio grazie a questa Villa magica, dall’acustica prodigiosa, la stessa che accolse uno degli ultimi concerti del grande pianista Svjatoslav Teofilovič Richter, grande virtuoso dalla geniale propensione all’interpretazione personale dei brani eseguiti.

Einaudi, da sempre amante dell’ambiente, scelse questo luogo ameno, lontano dalla città e dal suo frastuono, immerso nel verde e nella quiete, per comporre un album che lo portò dalla Brianza fino alle grandi metropoli  come Londra, New York, Melbourn, Abu Dhabi; giusto per  citarne qualcuna. Un linguaggio, quello di quest’opera, universale, che andrà a coprire uno spazio culturale fino a quel momento rimasto scoperto.

Paolo Gresta, con il volume “Ludovico Einaudi. Le Onde, il continuo divenire di una musica infinita” pubblicato da Arcana, rende omaggio al grande compositore offrendo al lettore preziosi dettagli e retroscena che hanno accompagnato la nascita dell’opera omonima.

Un’analisi approfondita che parte dal contesto storico in cui l’opera è nata e prosegue con un excursus sulla carriera dell’artista, che con Le Onde ha inaugurato un significativo rinnovamento nel panorama della musica classica.

“Un album come Le Onde era ben lontano da quella che potrebbe essere la rappresentazione di una “cartolina del mare”.  Lo spinto mi venne dalla lettura di un libro di Virginia Woolf: lì ritrovai l’idea dello scorrere del tempo nell’arco di una giornata, il senso ciclico di ripetizione delle onde che continuano a battere a riva, seguendo le onde interiori della protagonista, segnata da gravi forme di depressione alternate a momenti di esaltazione” .

Così Einaudi racconta come il libro della Woolf lo abbia ispirato a tal punto da spingerlo a creare un’opera musicale capace di interiorizzare lo spirito creativo dell’autrice. Con questo volume, l’autore prova, e riesce, ad indagare la parte più recondita di quel processo, facendo emergere la dimensione filosofica e umanistica dell’opera woolfiana, raggiungibile, ancor prima della lettura, sensorialmente.

Gresta, dunque, con questo volume regala ai lettori una visione di insieme dell’opera, tratta da interviste e riscontri dal vero. Interessante risulterà il confronto della scena socioculturale del Novantasei con la pubblicazione dell’opera di Einaudi.  L’oscar a “Il postino”, l’ultimo album pubblicato dall’immortale De Andrè “Anime salve”, gli Oasis, il lento tramonto del Grunge che dopo il suicidio di Kurt Cobain fatica a sopravvivere e il Trip pop che si fa spazio con le sonorità dei Massive Attack. In uno scenario musicale complesso si fa spazio l’opera di Einaudi, che con Le Onde  apre le porte al silenzio e alla riflessione.

Le Onde non appartiene ad un’epoca riconoscibile e questa è forse (…) la sua prima forma di resistenza. Non suona come il 1996 pur essendo figlio legittimo di quell’anno. Non suona come la tradizione classica da cui attinge. E nemmenocasi,la musica contemporanea che verrà dopo e che, in molti casi , proverà ad imitarlo. È come se avesse deliberatamente rinunciato a qualsiasi appiglio cronologico scegliendo una zona neutra nel tempo”

Gresta ci racconta come quest’opera, che quest’anno compie trent’anni, non sia affatto tramontata, e come continui a ridipingere le nostre sensazioni aprendo al moto eterno della natura che non smette di divenire.

Un lavoro, quello di Einaudi, che, con questo volume, verrà disvelato nei suoi lati profondi e umani grazie all’interessante intervista che l’autore, direttore del quotidiano online The Parallel Vision, ha realizzato a Michael Seberich, peso massimo della musica contemporanea, che ha collaborato con Einaudi per molti anni, lasciandosi sfuggire esperienze e ricordi molto belli. Dall’intervista scopriamo un artista umano e sensibile all’ambiente che lo circonda, in grado di trasformare le proprie esperienze culturali in un’opera come “Le Onde” che cavalca le epoche perché, da sola, è in grado di crearsi uno spazio imperituro nel tempo.

 Anna Di Fresco