Fumana, il romanzo di Paolo Malaguti pubblicato da Einaudi, ci porta nella pianura veneta, dove la nebbia non è solo un fenomeno del tempo ma una presenza che avvolge ogni cosa. In dialetto, “fumana” significa proprio nebbia: un velo bianco che confonde la vista ma insieme protegge, e stimola la fantasia di chi ne è avvolto. È dentro questa nebbia che si muove la protagonista, una ragazza cresciuta tra i canali e le paludi, libera e curiosa, con la testa piena di domande.

Fumana, questo è il suo nome, nasce in una notte di tempesta, quando l’Adige sembra voler spazzare via tutto. La madre muore nel parto, il padre è sparito verso l’America, e a crescerla resta il nonno Petrolio, pescatore di poche parole e mani forti. Tra loro nasce un legame ruvido e intenso, fatto di silenzi e piccoli gesti, di notti trascorse sulla barca che scivola sull’acqua scura con  solo una lanterna accesa;  unico faro nel buio. La ragazza cresce curiosa, un po’ selvatica, diversa dalle altre coetanee del paese immaginario di Voltascirocco. Tutti sanno che è “nata con la veste”, un segno che, secondo le credenze, porta con sé un dono misterioso. Quando comincia a diventare donna, Petrolio capisce di non poterla proteggere da sola. Così la affida a Lena, la “strigossa” del paese, una guaritrice che conosce le erbe e le parole giuste per curare. Sarà lei a insegnarle come usare il proprio dono, ma anche a capire che certe capacità si pagano con la solitudine.

L’autore racconta questa crescita con uno sguardo affettuoso e preciso. La sua scrittura è ricca di immagini ma sempre limpida: i sapori, gli odori, i rumori della campagna padana emergono con forza, come se il lettore fosse lì, dentro quella nebbia che sa di fiume e di terra. Ogni scena – stendere la pasta dei cappelletti, pescare di notte, camminare nei campi umidi – diventa un modo per parlare della vita, dei legami, della trasmissione del sapere da una generazione all’altra.

Fumana è prima di tutto un romanzo sul diventare sé stessi. La protagonista deve imparare a riconoscere la propria voce, anche quando il mondo intorno la giudica o la teme. In questo percorso c’è tutto il valore che Malaguti dà alle donne e al loro modo di resistere: con pazienza, forza e dignità. Lena e Fumana rappresentano due età della vita, due modi diversi di accettare un destino che a volte pesa, ma che va comunque vissuto fino in fondo.

Nel racconto si intrecciano storia e leggenda, magia e realtà. La pianura veneta diventa uno spazio senza tempo, dove le tradizioni si mescolano al mistero e ogni parola ha il sapore delle cose tramandate.

In Fumana, la nebbia diventa simbolo di tutto ciò che sfugge e allo stesso tempo protegge. È un modo per dire che la verità non è sempre chiara, e che a volte bisogna accettare di non vedere tutto per capire davvero. Infatti Fumana cresce, sbaglia, ama, impara a camminare nella nebbia senza paura, trovando la propria strada.

Con questo romanzo, Paolo Malaguti regala ai lettori una storia intensa e piena di umanità, dove la poesia del paesaggio incontra la forza dei sentimenti. Una lettura che parla di radici e del coraggio di restare fedeli a sé stessi, anche quando il mondo sembra dissolversi tutto intorno.

Mauro Galliano