Come si usa dire “Se Maometto non va alla montagna.. “ è la montagna che va in tour a farsi conoscere, e così il Derthona, vino piemontese da uve Timorasso, è approdato a Roma lunedì 27 ottobre, con 18 produttori delle Terre Derthona, in provincia di Alessandria.
La cornice è stata quella del Garum – Museo della Cucina, nella centralissima Via dei cerchi, tra un resto romano e l’altro, letteralmente a due passi dal Circo Massimo.
Il nome Garum è un omaggio ad un piatto amato dagli antichi romani: una salsa a base di interiora di pesce. La location è una biblioteca e museo della cucina che ospita una vasta collezione privata di libri antichi, ricettari, messi insieme in quarant’anni da Rossano Boscolo, chef e fondatore dell’accademia di cucina Campus Étoile.

Nella sala al piano terra, circondata da vetrine, con storici oggetti da cucina, il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi ha presentato una degustazione per raccontare i vini del territorio, principalmente il Timorasso, la contemporaneità, con la sua capacità di essere un bianco in grado di invecchiare, che sfida il tempo.
Il consorzio unisce centoquindici soci delle colline del tortonese per valorizzare e proteggere i vini di quelle zone dando loro voce. Nella “Doc Colli Tortonesi” nata nel 1973 sono comprese varietà di uve autoctone come: Barbera, Timorasso, Cortese, Dolcetto, Croatina, Freisa, Favorita, Cenerina e Bonarda piemontese.

Il Derthona, in particolare, è una sottozona che comprende 47 comuni e 6 valli; riconosciuta nel 2011 e luogo di produzione del vitigno autoctono,Timorasso, con il quale viene realizzato. Aveva rischiato l’estinzione, poi negli anni 80 è stato riportato a nuova vita, ed oggi è diventato sinonimo di eccellenza del territorio piemontese, e di rilievo nel panorama vitivinicolo italiano proprio per la sua capacità di invecchiare. Attualmente è al vaglio la creazione della Denominazione DOC Derthona, come ha spiegato Luigi Boveri dell’Azienda Agricola Boveri Luigi Michele (Costa Vescovato – Al), che ha portato in degustazione una Magnum, Derthona 2019.
Un anno in acciaio con batonnage settimanale per un Timorasso in purezza cresciuto su terreno marnoso. La capacità di invecchiamento si apprezza immediatamente al naso che si apre infatti con note di caffè e prosegue verso note sulfuree e di idrocarburo, aprendosi poi alla freschezza delle erbe aromatiche e di frutta esotica. Equilibrato in bocca, è avvolgente, caldo, senza perdere la sua importante acidità che lo porta verso un lungo finale amaricante.

Altra Magnum degustata è stata letteralmente una scoperta. Alla postazione della storica Azienda Claudio Mariotto di Tortona (Al),alla fine della carrellata dei Timorasso in degustazione, dal “Piccolo Derthona” 2024 al “Pitasso” 2022, il referente della cantina ha fatto spuntare da sotto al tavolo una bottiglia numerata. Appunto una magnum di Derthona del 2016 di un cru del vitigno di cui si apprezza immediatamente l’equilibrio con note affumicate perfettamente mescolate con quelle di pietra focaia, e di frutta candita . All’assaggio la nota agrumata lascia poi spazio alla sapidità con cui persiste e si chiude il vino.
L’azienda è definita storica perché fa parte di quelle che si sono spese per riportare alla vita il Timorasso. Claudio Mariotto credette in quel vitigno autoctono, così come Walter Massa che dagli anni 70 guida la Cantina Vigneti Massa. Non solo ne hanno evitato l’estinzione ma hanno scoperto, dimostrato e diffuso le grandi capacità di invecchiamento, che il Piemonte è in grado di regalare anche con un vitigno a bacca bianca come il Timorasso.

La carrellata presentata all’evento dalla Cantina Vigneti Massa ne è la dimostrazione.
Il “Piccolo Derthona” 24 è giovane, immediato, dal gusto limonoso, poi si passa al “Derthona” 23 in cui l’anno in acciaio fa comparire note più fumé, e aumenta la morbidezza. Ottimo è il Derthona Montecitorio 2022 che nasce da una singola vigna su terreno argilloso esposta ad est, il cui complesso naso viaggia dal citrino dell’idrocarburo a note mielose più avvolgenti che guidano verso una bocca piena, masticabile, per un vino di struttura dal finale lungo. Infine, il “Derthona Sterpi” 2021, il cui vigneto su terreno calcareo è esposto ad ovest, dove fa più caldo, è un vino decisamente gastronomico la cui descrizione si potrebbe racchiudere nella parola avvolgente. Splendido il colore dorato brillante.
Anche loro avevano portato una magnum, stavolta di Barbera 2016 “ Monleale” che dopo 3 anni di barrique e 3 anni di bottiglia è un vino la cui acidità non è troppo spinta e si apre con una intensa nota smaltata per proseguire in bocca con una pienezza di frutti rossi maturi, sotto spirito.

Per raccontare il Derthona, i 18 produttori del consorzio presenti (Azienda Agricola Boveri Luigi, Azienda Agricola Mombisaggio, Cantine Volpi, Cascina Gentile, Cascina Giambolino, Claudio Mariotto, Davico Stefano, Ezio Poggio Winery, Giacomo Borgogno e Figli, La Colombera, La Stellara, Sassaia, Tenuta della Cascinassa, Terre di Sarizzola, Vigneti Giacomo Boveri, Vigneti Letizia, Vigneti Massa, Vigneti Repetto) hanno portato ognuno la propria espressione delle colline, del Timorasso, ma anche delle Barbera, altra icona della zona, croatina, o freisa.

Insomma un viaggio in Piemonte, degustando il tortonese senza muoversi da Roma.

Antonella De Cesare