Le geometrie variabili, il nuovo romanzo di Luca Bonini pubblicato da Edizioni LOW, affronta con una particolare sensibilità temi complessi e dolorosi: l’abuso, la fragilità dei legami, il tentativo di interrompere catene di sofferenza tramandate di generazione in generazione.

La storia inizia con l’incontro tra Laura e Piergiulio in una luminosa Torino. Lui, psicoanalista stimato, è irrisolto nella vita privata; lei porta il peso di un’infanzia violenta e affronta un rapporto complicato con la figlia Agata e con l’uomo che ha segnato il suo trauma.

Il legame che si crea tra Laura e Piergiulio nasce da esigenze reciproche: lei vede in lui una figura paterna per Agata e l’opportunità di affermarsi come madre, mentre lui scopre nella bambina una responsabilità inattesa che trasforma profondamente la sua vita, diventando il cuore emotivo del romanzo.

Bonini riesce perfettamente ad esplorare la psicologia dei personaggi con uno stile sobrio e misurato, lontano da ogni retorica. Il dolore di Laura non è mai spettacolarizzato, ma raccontato come una condizione che ne plasma l’identità e ne ostacola l’emancipazione. L’autore evita giudizi morali: accompagna i protagonisti nei loro errori e nei tentativi di riscatto, restituendo al lettore un quadro complesso e realistico.

Il titolo, “Le geometrie variabili” diventa metafora della famiglia contemporanea. Un organismo che si reinventa costantemente, al di là dei modelli tradizionali. Laura, Piergiulio e Agata formano una fragile costellazione, segnata da contraddizioni ma animata dal desiderio di protezione e di futuro. Anche quando la malattia di Laura la porta all’auto-sabotaggio, il romanzo lascia intravedere una speranza tenace: spezzare le eredità tossiche e immaginare una nuova vita.

Sul piano stilistico, la scrittura di Bonini unisce essenzialità e densità emotiva. Torino, scenario del romanzo, è descritta come città di luce e fratture, riflesso simbolico delle vite dei protagonisti. Ogni dettaglio contribuisce a costruire un tessuto narrativo che alterna intimità e dolore, cura e disperazione, senza mai perdere di vista la dimensione umana.

L’opera si colloca in un panorama narrativo che negli ultimi anni ha visto una crescente attenzione verso i rapporti familiari non convenzionali, spesso descritti nella loro instabilità ma anche nella loro forza di rigenerazione. Bonini sceglie di spingersi oltre, affrontando con lucidità i nodi più spinosi, come la trasmissione intergenerazionale della violenza e la possibilità, sempre fragile, di interromperne il ciclo.

Particolarmente significativo è il rapporto tra Piergiulio e Agata, nucleo vitale del libro. Non si tratta solo della costruzione di un legame affettivo, ma della possibilità di inventare un nuovo linguaggio familiare, fatto di piccoli gesti e scelte quotidiane. L’uomo, sicuro nella professione ma fragile nella sfera privata, trova in quella bambina l’occasione per ridefinire sé stesso, scoprendo una dimensione di paternità non biologica ma profonda.

Bonini adotta una prosa limpida, quasi chirurgica nel descrivere gli stati d’animo, ma al tempo stesso attenta alla musicalità delle frasi. La scelta di ambientare la vicenda in una Torino luminosa, lontana dagli stereotipi della città grigia, contribuisce a rovesciare le aspettative e a sottolineare l’idea di un chiaroscuro costante.

In questo senso, “Le geometrie variabili” non è soltanto la storia di tre destini che si intrecciano, ma un invito a riflettere su come i legami umani possano reinventarsi.

Mauro Galliano