Il 21 agosto, tra le Mura Antiche del Centro Storico di Tarquinia, sono tornate le magiche atmosfere di “DiVino Etrusco”, evento che celebra il profondo legame tra il vino e l’eredità culturale Etrusca.

La 19esima edizione, iniziata lo scorso weekend, proseguirà nel successivo e cioè: dal 28 al 30 agosto e, come di consueto, per parteciparvi, basterà munirsi del bicchiere e della mappa di piazze e stradine, con l’elenco degli stand e delle 50 cantine provenienti dai territori della storica Dodecapoli etrusca: Tarquinia, Arezzo, Bolsena, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Orvieto, Perugia, Piombino, Veio, Volterra, Vulci.

Un evento realizzato grazie ad un bel lavoro di squadra, come ha spiegato Patrizia Giorgini, consigliera comunale, delegata al “DiVino Etrusco”: “Da anni faccio parte della manifestazione, prima come produttrice vinicola e poi, quattro anni fa, sono entrata a far parte dell’organizzazione. È da un mese e mezzo che ci stiamo lavorando tutti i giorni, intensamente, e la cosa bella è che c’è la collaborazione di tante persone. Ringrazio il sindaco, l’amministrazione, la segreteria, figura importantissima, e i tanti volontari che si sono messi a disposizione: Carlo Zucchetti, la Proloco, Daniele Aiello, decisamente molto bravo nell’intenso lavoro di comunicazione dell’evento. Questo per sottolineare che quando c’è lavoro di squadra, un evento può solo andare bene.”

 La consigliera ha anche ricordato i tanti eventi culturali che arricchiscono il programma della manifestazione, e la novità di quest’anno: la presenza di quattro cantine sarde a Piazza San Martino con un ristorante che si è messo a disposizione per portare un “food” legato alla Sardegna.

Peculiarità di “DiVino Estrusco” è proprio il continuo dialogo con il Mediterraneo. Due anni fa sono stati ospiti i vini di Malta, quest’anno è stata la volta, appunto, della Sardegna. Abbiamo chiesto a Carlo Zucchetti, l’enogastronomo “col cappello”,  tra gli organizzatori dell’evento, di spiegarci le motivazioni della scelta:

“E’ semplice.Il Mediterraneo è stato sempre luogo di incontro tra popoli e culture e due tra questi erano gli Etruschi e i Nuragici. Abbiamo voluto ripercorrere questo evento, narrando la loro storia attraverso i vini. “Divino Etrusco” fa questo! Racconta la storia enologica italiana; con gli Etruschi, che hanno addomesticando la vite, inventando la vite maritata, e con i Nuragici, che hanno creato sempre grandi vini. Avremo qui quattro cantine della Sardegna che hanno a fianco, o all’interno delle proprie vigne, addirittura le Nuraghe, selezionate sulla base del loro rapporto con gli Etruschi e che sono: Giuseppe Sedilesu, Fattorie Cuscusa, Nuraghe Crabioni, Tenuta Evaristiano”

Le aziende hanno proposto i loro vitigni d’eccellenza come Cannonau e Vermentino  e anche qualcuno meno noto.

Il Sussinku di Nuraghe Crabioni, azienda di Sorso (SS). È un IGT Romangia, che segue un disciplinare specifico che comprende uve storiche autoctone del territorio. Non sono dichiarati i vitigni usati per la sua realizzazione, ma il vino colpisce per i suoi profumi fruttati dolci che si traducono in un palato pieno che non manca di sapidità. Di buona struttura ed equilibrio.

Tenuta Evaristiano (OR) invece propone un vitigno semi sconosciuto della parte sudorientale della Sardegna: il Semitano. Capo Mannu, nome del vino. È una bella scoperta. Colore tenue in linea con un naso elegante di frutta fresca che, pian piano lascia spazio a sentori a polpa gialla. In bocca si esprime con pienezza e persistenza.

Passeggiando tra i vicoli e i sampietrini di Tarquinia ci sono anche altre realtà etrusche da scoprire con qualche vitigno meno noto, servite dai professionali, preparati e simpatici sommelier FISAR.

Allo stand della città di Vulci si può degustare il Grechetto rosso “Trusco del Lamone” dell’azienda La Trusa (VT). L’annata 22, ancora giovane, presenta però già speziature interessanti di genziana al naso, di liquirizia in chiusura di bocca. Tannino elegante.

La stessa azienda propone il Roscetto della Selva Oscura, un trebbiano, non filtrato, ambrato, che si apre al naso con sentori di genziana, olive, e all’assaggio esprime tutta la sua complessità e struttura piena ed aromatica.

Forse il più interessante, “Poppetta” dell’Azienda Agricola Lotti (VT), Procanico 100%, un vino semplice, piacevole, che si porta al naso più volte per apprezzarne i profumi e che si fa bere per freschezza, acidità, con un sorso che non manca di struttura.

Il “DiVino Etrusco” è anche la manifestazione dove, tornando di anno in anno, si possono scoprire i nuovi prodotti che le aziende realizzano. E’ il caso di “Il Colombaio” dove siamo tornati per apprezzare “Le Erbe del Cacciatore” e abbiamo scoperto la novità: SPEAKEASY 20, un cold compound gin, “ispirato al metodo degli anni ’20 ( periodo del proibizionismo )” come spiega Giusy, proprietaria insieme a Moreno della liquoreria artigianale:

 “Abbiamo creato un Gin a freddo, con leggero sentore di cannella, note fresche del finocchio selvatico e del limone, avvolgenti note mediterranee rilasciate dalle erbe aromatiche.”

L’invito migliore con cui chiudere è quello del Sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti:

“Lasciatevi guidare dalla curiosità, dal gusto e dal piacere di stare insieme. Vi invito nel contempo a scoprire o riscoprire la nostra splendida città con il suo straordinario patrimonio storico e artistico, e la sua gente che con passione e orgoglio mantiene vive tradizioni che hanno radici lontane.”

Antonella De Cesare