
Perché un volume di Saviano. Non è la firma, sebbene autorevole, ad averci fatto scegliere questo libro, anzi a dirla tutta in questo lavoro c’è un Saviano diverso dal solito. Senza dubbio il tema: c’è una vittima della criminalità organizzata, ma dietro a questo fatto luttuoso c’è solo amore. Un amore sussurrato, ma così forte da squarciare quel buio terribile che avvolge coloro che vivono fuori dalla legalità. Una lettura sicuramente un po’ impegnativa, per essere fatta sotto l’ombrellone, ma credo ne valga la pena.
Stiamo parlando di Rossella Casini, la ragazza che sfidò la ‘ndrangheta con la sola forza del cuore. Nel suo romanzo, senza dubbio, più intimo e lacerante, Roberto Saviano scava nella memoria collettiva per restituire voce e volto a una giovane donna dimenticata dalla cronaca, ma mai dalla verità. “L’amore mio non muore” (Einaudi, 2025) è molto più di una storia d’amore: è un inno tragico al coraggio, alla dignità, alla scelta di restare anche quando tutto intorno implora la fuga.
Firenze, fine anni Settanta. Rossella Casini ha poco più di vent’anni, vive una quotidianità serena, protetta dall’amore discreto dei suoi genitori. Frequenta l’università, osserva il mondo che cambia, mentre l’Italia si agita tra contestazioni, piombo e una nuova dipendenza che devasta i corpi: l’eroina. In questo scenario incandescente, Rossella incontra Francesco, uno studente calabrese. Il loro amore è immediato, travolgente. Un sentimento che – almeno all’inizio – sembra bastare a tutto.
Ma la storia prende una piega inattesa. Rossella scopre che Francesco è legato a una potente famiglia della ‘ndrangheta, coinvolta nella sanguinosa faida che insanguina la Piana di Gioia Tauro. È il 1977, e la violenza criminale non è solo un rumore di fondo: è una forza che divora, che detta le regole, che non conosce pietà. Durante una vacanza a Palmi, Rossella si trova nel cuore del conflitto. Potrebbe scappare. Potrebbe tornare a casa e dimenticare. E invece resta.
Crede, ostinatamente, che l’amore possa essere più forte della paura. Che due ragazzi, se uniti da qualcosa di vero, possano invertire il corso della storia. Ma non è così. Il 22 febbraio 1981, dopo aver annunciato il proprio rientro a Firenze, Rossella scompare nel nulla. Il suo corpo non sarà mai ritrovato. Soltanto anni dopo, lo Stato riconoscerà la verità: Rossella è una vittima della ‘ndrangheta.
Saviano ha impiegato anni per scrivere questo libro. Anni di documenti letti, atti giudiziari studiati, silenzi attraversati. Ma soprattutto anni trascorsi a portare dentro di sé il peso di questa storia, la delicatezza necessaria per narrarla, la responsabilità di non trasformarla in tragedia esibita. Ecco perché L’amore mio non muore è anche il suo romanzo più doloroso. Perché ogni parola è intrisa di rispetto, ogni frase tenta di restituire dignità a chi è stata privata persino del diritto a una tomba.
La lingua di Saviano in questo libro è diversa: meno rabbiosa, più raccolta. La tensione civile resta intatta, ma il tono è attraversato da una commozione sincera. Non c’è denuncia gridata, c’è ascolto. Non c’è solo cronaca, c’è affetto. Rossella Casini emerge dalle pagine come figura limpida, tragica ma mai vittima passiva. È una ragazza che ha scelto di non voltare lo sguardo, e per questo ha pagato con la vita.
Con “L’amore mio non muore”, Saviano non solo ci racconta una storia dimenticata. Ci chiede di ricordare. Di sentire. Di riconoscere, finalmente, che la forza dell’amore – anche quando non salva – può lasciare una traccia incancellabile nella coscienza di un Paese.
Mauro Galliano