Un altro appuntamento annuale imperdibile per appassionati e addetti a i lavori è Vitignoitalia a Napoli,  tra i più importanti eventi del settore nel Centro-Sud.

Quest’anno 2-3-4 giugno alla Stazione Marittima, letteralmente a due passi dal mare. La prima volta in questa location, che, realizzata nel 1899, consacrò Napoli come città preminente nel commercio marittimo del Mediterraneo, poi nel 1936, grazie all’architetto Balzani,  fu rimodernata e resa ancora più funzionale.

 

Potrebbe essere questa la location definitiva? Sembrerebbe di sì, a sentire il presidente dell’AIS Campania Tommaso Luongo che abbiamo intervistato:

“Crediamo che questa dislocazione nelle varie sedi della città sia finita. Anche se siamo solo al primo anno per questa nuova location, i feedback delle aziende che espongono, del pubblico e degli operatori di settore sembrano  confermare il gradimento. Credo che il bilancio di questa edizione sarà estremamente positivo”. 

Della stessa opinione ai nostri microfoni è Luciano D’Aponte – Responsabile promozione e valorizzazione agroalimentare Regione Campania:

“Vitignoitalia nasce con una forte collaborazione con la Regione Campania. Dalla Mostra d’Oltremare, l’organizzazione decise di spostarsi a Castel dell’Ovo. Una location senza alcun dubbio di grande fascino, che nel corso degli anni ha sicuramente contribuito a dare maggiore risalto all’evento. Purtroppo però per inagibilità della struttura lo scorso anno la manifestazione fu costretta a spostarsi al Maschio Angioino. Altro luogo bellissimo, ma interamente all’aperto e il maltempo che imperversò un po’ in tutta l’Italia, in quei giorni, in particolare in Emilia e Romagna, fece sentire il peso della vulnerabilità del sito. Quest’anno la scelta della Stazione Marittima, da parte del direttore Maurizio Teti, credo sia stata perfetta. Dal mio punto di vista la location si presta benissimo per un ambiente fieristico; del resto, la soddisfazione delle aziende partecipanti ne sono una testimonianza. Anche noi come Regione Campania lo siamo”.

 

Indubbiamente gli ampi spazi che hanno ospitato le circa 300 aziende, e le oltre 1500 etichette, i 20 buyer internazionali provenienti da 18 paesi, confermano la scelta di questa edizione.  

Eccellenze da tutta Italia raccontate da produttori, rappresentanti e sommelier di servizio, poi i consorzi, a racchiudere e a valorizzare territori come il Consorzio Doc Friuli e il Consorzio Conegliano Valdobbiadene. A proposito di bollicine, un’esperienza particolare quella di Tannico, che ha proposto una interessante selezione di champagne, oltre ai vini che produce all’interno di aziende, anche note.

Forte la rappresentanza della Campania, con tante etichette che hanno raccontato, non solo i vitigni e le eccellenze territoriali ma anche l’innovazione.

Oltre agli stand delle singole aziende anche l’Enoteca Regionale Campana, dove, come ha spiegato Luciano D’aponte

“Presentiamo i vini di tutte le case sia quelle presenti in fiera, che sono una sessantina, sia una ventina di aziende che ci hanno fatto domanda tramite un bando. Complessivamente sono oltre 100 etichette”.

In quella sede si poteva prendere il Catalogo dei vini della Campania, cui si accede attraverso un bando dove le aziende si propongono per farne parte. Alla realizzazione collabora AIS Campania e Tommaso Luogo spiega in che modo:

perché la valutazione e le descrizioni organolettiche dei vini che sono recensiti ė affidata ai degustatori dell’AIS Campania. Credo sia la 9° edizione ed è un altro progetto che ha sviluppato AIS Campania e che ha portato all’interno di Vitignoitalia”

Tra le chicche, le masterclass! Quella cui ho preso parte dedicata a buyers e giornalisti “I bianchi vulcanici che sfidano il tempo”, con Luciano Pignataro, giornalista, e Tommaso Luongo, Presidente AIS Campania, alla presenza di Luciano D’Aponte, Responsabile promozione e valorizzazione agroalimentare Regione Campania e di alcuni produttori che hanno portato i loro racconti.

Un viaggio in tutta la Campania per apprezzare la longevità di falanghina, fiano, greco di tufo. Quasi tutti affinati in acciaio, con una breve sosta sulle fecce, in rari casi per poco tempo in legno, dove l’evoluzione positiva è stata in alcuni casi scoperta per caso, in altri, frutto di un preciso investimento. La straordinarietà sta nella sorprendente freschezza. Vini invecchiati che si portano egregiamente gli anni, con l’evoluzione dei sentori tipici delle varie zone, l’affumicato, lo zolfo, la sapidità, che con qualche anno vincono in equilibrio ed eleganza. Abbiamo bevuto 7 vini dal 2016 al 2008, e forse alla cieca a qualcuno si sarebbe potuto dare qualche anno di meno!

Regione Campania e AIS Campania due realtà che collaborano da sempre con Vitignoitalia e difatti per tirare le fila di questa edizione, ci affidiamo ancora una volta alle parole di Luciano D’Aponte e di Tommaso Luongo.

 

Luciano D’Aponte

“Le aziende sono tutte contente, il pubblico ha affollato le sale. Chiaramente gli aspetti commerciali si vedranno dopo. Alla lunga però teniamo presente che già di per se Napoli è un grande mercato con 4 milioni di abitanti, e poi c’è anche una forte presenza di buyer esteri e quindi penso che il vitigno vada alla grande e si possa arrivare tranquillamente ai 20 anni  in maniera egregia”.

Tommaso Luongo.

“Come dicevo in apertura, ė andata benissimo, siamo convinti che questo sia il format che accompagnerà questa manifestazione per molto tempo. Grande partecipazione di pubblico, grande attenzione della stampa, tempi giusti. Le condizioni migliori anche per apprezzare il vino con una temperatura ideale, un particolare non trascurabile. Abbiamo sicuramente perso il fascino e la suggestione del castello dell’Ovo , ma l’orizzontalità della location rispetto a tutte quelle scale è stata apprezzata. Ciò non toglie che nei prossimi anni rimanendo alla stazione marittima non si possano ampliare gli scenari, e chissà anche approcciarsi al mare che è veramente ad un passo”.

Antonella De Cesare