Shoah e pietre d’inciampo, se la memoria ha futuro!

Al di là delle belle parole e delle buone intenzioni, un libro che parla di Shoah e di guerra sembrerebbe destinato a commemorazioni contestualizzate, le famose ‘giornate della memoria’ durante le quali l’opinione pubblica viene solitamente bombardata da documentari e testimonianze di superstiti, quasi come in un rituale, finito il quale tutto rientra nell’oblio, blindato dal pudore di certe narrazioni drammatiche e complesse. Introdotto dalle parole di Piero Terracina, il libro Shoah e pietre d’inciampo. Intrecci di storia tra i vicoli e le calli (la Valle del Tempo Edizioni) vuole invece restituire alla Memoria la capacità di ‘legare passato e presente’ attraverso micro storie che rendono, di fatto, la narrazione viva e partecipata, raccontando speranze e paure, sogni e interrogativi di bambine, poi donne ed infine anziane signore che testimoniano, così, la complessità dei loro tempi: le dinamiche di una Storia che le ha condotte per mano, forzandone certamente esperienze e passaggi esistenziali, ma senza togliere mai loro il gusto per la vita e la voglia di combattere. Due donne, le protagoniste Olga e Angelina, con cui si entra subito in empatia. Personaggio fittizio la prima, delineata come napoletana esuberante e ribelle, veneziana impegnata la seconda, Olga Neerman, ancora oggi attivissima nella costante testimonianza della sua esperienza di sopravvissuta alla Shoah. Sullo sfondo l’Italia degli anni drammatici della Seconda Guerra Mondiale tratteggiata nella forza civile dei suoi moti partigiani a partire dalle Quattro giornate di Napoli. E poi Napoli e Venezia, parimenti belle e affascinanti, città di origine delle due autrici, Gianpaola Costabile e Daniela Cirillo, a fare da scenario suggestivo e traboccante di storia e di arte. Sottolinea Viola Ardone nella sua prefazione al libro che “Tra vicoli e calli diventa lo scenario di una geografia globale, che non ha una sola patria ma tante quante sono le strade trasformate in campi di battaglia, le piazze che diventano scenari di esecuzioni. E in tal senso, il monito al ricordo si trasforma in un avvertimento per il futuro e non per il passato: tenere a mente significa lottare perché non accada più, perché la storia ci insegni e perché le vite degli altri prima di noi ci indichino una via da percorrere.” Monito che le autrici- docenti Cirillo e Costabile hanno sostanziato nella stesura dei fatti che abitano le pagine del libro, insieme all’esortazione, rivolta ai lettori di ‘inciampare’ nella Storia. Come le pietre d’inciampo, presenti anche nel nostro Paese grazie al grande progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig, tutti dobbiamo sentirci in dovere di essere strumento di Memoria, stabilmente, tenacemente, alla stregua di quei piccoli mattoncini di ottone posti all’ingresso delle abitazioni che uomini, donne e bambini ebrei hanno dovuto abbandonare in fretta. Per non farvi mai più ritorno: se non nel cuore e nella mente di lettori di testi come questo. Prezioso e necessario.

                                                                                             

Mario Rovinello