“Il dolore è un’esperienza immateriale che cerchiamo di confinare in uno spazio ristretto della nostra vita nella lotta disperata per continuare a vivere. Piccolo, grande, tanto, o poco … che valore hanno questi aggettivi quando si trovano di fronte al dolore?”

27 maggio 2023, per Chiara, una ricercatrice di origini partenopee, in forza all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, è una giornata come tante. Il tramonto, il mare, e i profumi dell’antico borgo marinaro di Boccadasse, accolgono la sua routine con la bellezza di sempre; con la dolcezza di chi è al posto giusto nel momento giusto. Un’amica, la moto, l’aria che accarezza i pensieri che sono lenti, leggeri. Il mare col suo respiro, il tramonto, e la vita che scorre, col cuore a metà perché la famiglia è in un’altra città e i fratelli sono sparsi per l’Italia, ma serena perché piena del loro amore. Un amore, che necessita solo di essenza.

Chiara è brillante, ha costruito la sua carriera con impegno e dedizione. Chiara è coraggiosa, combattiva, e sicura di quel sé che non necessita di nessun aiutino da casa. La sua forza sta in quel desiderio di conoscenza che, nella vita, non l’ha mai abbandonata. Un raziocinio che diventa la sua arma contro un mondo duro, difficile, tuttavia alla sua portata; perché abbattersi e lasciare andare, non fanno parte del suo vocabolario.

Ha una sorella, Giulia, delicata come il fiore che adora: il tulipano. Ne rimase rapita durante un viaggio ad Amsterdam e da quel momento iniziò ad adornarne la casa. Chiara, odia i fiori, muoiono presto, e  puzzano. Un’idiosincrasia che porta Chiara a rifiutarne persino il giorno della sua laurea.  Giulia, invece, li capisce, quei fiori delicati e li accarezza allo stesso modo in cui accarezza la vita. Chiara è un po’ ruvida, Giulia troppo delicata per questo mondo. Differenze che portano, spesso, a conflitti che si chiudono sempre con un abbraccio, o una battuta di  Giulia. Un rapporto profondo, intenso, viscerale che fa di Chiara l’armatura di Giulia.

Quel pomeriggio scorre lieve, una battuta, un morso ad una focaccia, un sorso alla birretta che si intiepidisce tra le mani, una pace serafica come l’immenso tramonto di Boccadasse, fino a quando, non vibra il cellulare. Qualcuno che non ha motivo di contattarla nella normalità, le chiede se sa qualcosa della sorella perché non la sente da troppo tempo e inizia a preoccuparsi. Chiara non capisce. Seguiranno altri messaggi e una lunga telefonata partita da una donna sconosciuta che acuirà le sue paure. Che fine ha fatto Giulia? Qualcosa si spezza, la mano trema, la paura prende il sopravvento. Giulia vive a Milano, ha un buon lavoro, è incinta di sette mesi, convive con un uomo imperfetto e tuttavia oggetto del suo profondo amore. Che motivo avrebbe per svanire nel nulla lasciando ogni cosa? Lasciando tutti, senza speranza?

All’indomani della sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano, che riconosce l’aggravante della premeditazione nei confronti di Alessandro Impagnatiello accusato dell’omicidio della compagna, incinta di sette mesi, Giulia Tramontano, torniamo su quell’evento attraverso un volume: “ Non smetterò mai di cercarti”, Cairo edizioni, scritto appunto dalla sorella della vittima, Chiara Tramontano.

 Un volume intenso, nel quale, l’autrice, descrive con chiarezza disarmante pagine di giorni angoscianti culminati con la terribile scoperta.

Chiara inanella gli eventi con maestria e doti letterarie di notevole rilevanza, usando una prosa diretta che non nasconde una poetica dei sentimenti. Il lettore vedrà una sorella e un fratello, Mario, che non si lasceranno andare alla disperazione perché combattivi al punto da scuotere gli stessi inquirenti, ma non solo.

Leggeremo la storia di una famiglia e del loro amore incondizionato. Un amore che porterà tutti i parenti a carcarla, sino alla tragica scoperta. 

“ Non smetterò mai di cercarti”, non è solo un memoriale, ma un volume che, senza remore, denuncia un sistema pieno di falle. Un sistema che lascia soli i parenti delle vittime; nel dolore e in balia di gente senza scrupoli. L’autrice racconterà dell’ultimo viaggio di Giulia, della salma, della scelta della bara, dei gangli giudiziari, delle albe alla stazione di Afragola, e del freddo nel tribunale di Milano. Racconterà di un uomo spavaldo, l’assassino di sua sorella, che siederà di fianco a loro, con la normalità di chi aspetta l’autobus per raggiungere il luogo di lavoro; della solitudine, e dei giornalisti, pronti a catturare pezzi sparsi di dolore.

Un volume necessario che mai come ora va letto e riletto, perché le vittime degli omicidi di genere non si fermano. Chi resta raccoglie i cocci di una società che non ti regala la giustizia, seppur scontata, ma che pretende anche la forza di conquistarla. Chiara, racconta ciò che resta, il dolore che continua ad alitare nelle loro vite; di genitori distrutti, di sorrisi spenti, di una sedia che resterà per sempre vuota e del perdono che non arriverà mai. Il volume si conclude con uno sguardo di sincera speranza verso il futuro, dedicando una lettera alla nipote di nome Giulia:

“Quando sarai grande, potrai ripercorrere le cicatrici della nostra vita tra queste pagine, capire perché c’è sempre una sedia vuota a tavola durante le feste, perché certe luci non si accendono più. Conoscerai il dolore, ma anche la forza dell’amore e della giustizia. Scoprirai che tua zia, anche nella tragedia, ha cambiato qualcosa in questo mondo. Ha dato voce a chi non ne aveva, ha fatto nascere il coraggio in chi viveva nel silenzio della paura.” 

Anna Di Fresco