Martedì ci ha lasciati un altro vignaiolo che ha dedicato la sua vita all’uva del suo territorio con lungimiranza, convinzione, rispetto per la natura e tanto amore. Emidio Pepe, 94 anni è stato definito dal Gambero Rosso in una nota copertina “Mister Montepulciano” e “Alfiere del Rosso d’Abruzzo”. E si perchè ha passato una vita in quella vigna a Torano Nuovo (TE) dove già padre e nonno producevano vino dal 1899, e da quando nel 1964 ha fondato la sua azienda con costanza e determinazione si è impegnato a valorizzare e far conoscere i vitigni autoctoni Montepulciano e Trebbiano. Un lavoro basato su valori e metodi di produzione imprescindibili che ne hanno poi decretato il successo. L’uso della pergola abruzzese, del cemento per fermentazione e maturazione, rigorosa raccolta a mano, nessun utilizzo di lieviti e chimica, in regime biodinamico per mettersi a disposizione della natura sempre, perché come diceva “Io faccio vino e basta”. D’altronde le loro “Sustainability Action” sono anche state premiate e riconosciute a livello internazionale con il Golden Vines® “Gucci Sustainability Award” il 14 ottobre 2023, all’Opéra Garnier di Parigi. Un impegno portato avanti da uno squadrone di famiglia praticamente tutto al femminile.
Sono già vent’anni che le sue figlie Sofia e Daniela gestiscono l’azienda cui si sono aggiunte poi le nipoti Chiara ed Elisa. Insieme perseguono anche un’altra importante filosofia, l’invecchiamento, come la chiave per dare la migliore espressione possibile ai vini. E così è. Non c’è paragone tra vecchie e le nuove annate e questo lui lo ha sperimentato dal primo giorno. Visitando la cantina è divertente poter cercare le bottiglie del proprio anno di nascita perché sin dall’inizio della produzione Emidio ha messo da parte piccole quantità di bottiglie. Oggi in azienda si sta facendo ancora di più. E’ in fase di realizzazione una nuova cantina ipogea di 1.400 metri quadri proprio per custodire la sua eredità, e come scrivevano sul sito solo a maggio, lui è il “fiero ultranovantenne, che osserva ancora la sua creatura con l’occhio di chi ha visto passare più di mezzo secolo di vendemmie. Fu lui, negli anni Sessanta, a venire preso per matto perché imbottigliava Trebbiano da invecchiamento.”
Hanno in vendita più di 40 annate e nel 2022 erano state contate circa 35 mila bottiglie messe da parte delle 80mila prodotte. E pensare che la sua frase topics era “manteniamoci giovani” che ha dato anche nome al libro redatto sulla sua vita da Sandro Sangiorgi, giornalista, scrittore ed enogastronomo italiano. Un’espressione che era solito usare con i clienti avventori ed è solo una delle storie raccontate nel volume dove nel retro copertina compare il noto botta e risposta: “- Ma tu lo sapevi già di fare uno dei migliori rossi del mondo? – Si, sono partito proprio con questa idea!” Entrambi ottimi insegnamenti per le nuove generazioni in generale, forse di vignaioli in particolare.
Insomma una persona che “lascia “un’eredità straordinaria fatta di qualità, dedizione e rispetto per la tradizione” come ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ricorda Pepe come “figura simbolo dell’enologia abruzzese” e “autentico interprete dell’identità del nostro territorio”.
“Un viticoltore visionario” è la definizione del Vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura, Emanuele Imprudente “è stato capace di credere nelle potenzialità dell’Abruzzo “quando ancora pochi ne intuivano il valore. La sua cantina è un modello riconosciuto a livello mondiale – afferma – L’Abruzzo gli deve molto”. Quest’anno diversi caparbi e visionari pionieri del mondo del vino come Pepe, Caprai, Bernabei, Michel Rolland ci hanno lasciato consegnando un eredità, un patrimonio e una visione che contribuirà ancora nel tempo a valorizzare il prodotto dei nostri territori e delle nostre vigne.

