
Minervino di lecce, luogo di origine dello scrittore Paolo Miggiano, un’infanzia umile e difficile, in un Salento brullo e ostile, ma autentico. Un luogo popolato dai contadini con la pelle arsa dal sole e costeggiato da un mare che se in burrasca inghiotte i marinai per non farli tornare più.
Taccuino di un viaggio in Salento, in un certo disordine alfabetico, Terra Somnia Editore, ultima fatica dello scrittore Paolo Miggiano, ci racconta, non senza un pizzico di nostalgia, un’infanzia umile, scalza, ma ricca di tradizioni che sostanziano l’esistenza. Un viaggio tra l’era dell’estetica e del consumismo, e gli anni della giovinezza dell’autore. Anni in cui Miggiano, matura la volontà di scappare perché convinto di non avere un futuro in quella terra apparentemente ferma al passato. A diciotto anni, per l’autore, si apre uno scenario diverso, scappa, letteralmente, per approdare in altri lidi. Una vita lontano da un universo troppo stretto che oggi torna a bussare alla porta del cuore. Con questo volume l’autore incontra il passato, e lo fa senza un ordine cronologico.
“la memoria non procede in linea retta, ma torna, salta, inciampa, si illumina all’improvviso. È un disordine solo apparente, il disordine naturale dei ricordi, che vanno dove vogliono e si lasciano ritrovare quando decidono loro.”
Sarà la memoria, infatti, a guidare i lettori in questo viaggio nei ricordi e nella vita dello scrittore, il quale, ci traghetterà in Borghi, piazze, palazzi, antiche dimore, spiagge, vigneti, e in tutti i luoghi simbolo di un Salento da esplorare, oseremo dire, misterioso.
Non saranno solo i luoghi a tenere accesa l’attenzione, ma anche i sapori riscoperti di una cucina tradizionale. Ricette come i muersi fritti ad esempio, un piatto semplice di ceci e cime di rapa, ma che da solo racconta un’infanzia contadina, e la vera essenza di ognuno di noi. Un’Italia che si perde nelle terre feconde di una Puglia ancestrale, invocata dallo scrittore, partito ragazzo e tornato uomo. Minervino diventa simbolo di un paese, l’Italia, che riscopre le proprie ricchezze tramutando ciò che siamo in qualcosa di prezioso. Miggiano ci aiuterà a scoprire la bellezza che ci circonda insegnandoci a godere di ciò che è autentico e sincero. Una ricerca minuziosa che fa di questo volume uno strumento utile ad orientare nella scoperta di un Salento che guarda al futuro ma non perde nulla di ciò che è. Non solo meta turistica, quindi, ma luogo dove vivere esperienze irripetibili.
Con la prefazione di Michele Bruno, presidente di PugliaExpò, Taccuino di un viaggio in Salento, in un certo disordine alfabetico, rappresenta un’opera in grado di fotografare un luogo caro non solo agli occhi dello scrittore.
Il Salento e la sua gente appaiono nitidi agli occhi del lettore che si immergerà nella storia di una famiglia e nel contempo potrà rivedersi e scoprire elementi dapprima sconosciuti o quantomeno ignorati.
Come lo stesso autore dichiara : “Il Salento di oggi è raccontato come la terra de lu sule, de lu mare e de lu ientu, uno slogan che ne ha fatto un luogo desiderato, quasi mitico. Ma il Salento in cui sono nato io era un altro: più ruvido, più povero, più vero.”
Così il volume nelle sue trecento pagine e più ci racconterà del passaggio da una realtà per lo più rurale a meta turistica che a poco a poco rigetta le proprie tradizioni per poi ritrovarle proprio per mano degli stessi turisti.
Interessante risulta, infatti, l’analisi che l’autore fa riguardo a ciò che rappresentava il Salento per coloro che lo abitavano e, soprattutto, per le persone della sua generazione che rifuggivano dall’idea di restare in quella terra brulla e per lo più rurale. Un’identità scoperta nel tempo, e coltivata, che a poco a poco sveste il Salento di un’immagine, talvolta, stereotipata, per assumere sembianze peculiari e nette. Un taccuino, quello dell’autore, che ha raccolto le sfumature del tempo, mediante il quale riservare uno scrigno di conoscenza ai posteri.
“Tracce, frammenti che ho raccolto in dei quadernetti, i miei taccuini, con l’idea che potesse giungere il giorno in cui li avrei potuti consegnare a chi è venuto dopo di me”
Tracce che l’autore e giornalista pubblicista, consegna al lettore e ai posteri, al fine di non dimenticare la propria identità augurando ad ognuno di essere in grado di accettare il passato come specchio del presente.
Anna Di Fresco