Francesco Cascetta sta passeggiando nella notte afosa di una Napoli estiva quando, in via Egiziaca a Pizzofalcone, viene ucciso. Non un incidente, ma un’esecuzione: è ciò che rileva subito la celebre squadra dei Bastardi di Pizzofalcone. Il noto medico, responsabile di un centro diagnostico, non sembra essere amato dalla signora Evelina, l’ex moglie, una donna poco incline alla commozione con cui il defunto condivideva la gestione del Centro di Analisi. L’unico ad essere davvero sconvolto dalla  morte del padre è Alfredo, il figlio ventenne, studente di economia in Svizzera, rientrato precipitosamente a Napoli dopo aver appreso la notizia.

Tante domande, molti dubbi. Che cosa ci faceva Cascetta in un luogo così lontano dalla sua abitazione, per di più in una zona che non aveva mai frequentato? E chi era lo sconosciuto che, negli ultimi giorni della sua vita, lo tormentava con continue telefonate? Questa volta i Bastardi si trovano ad affrontare un’indagine che li costringerà a fare i conti con loro stessi e con i problemi personali che si intrecciano a quelli di una società sempre più complessa. La stessa realtà con cui devono misurarsi anche i “Figli”. Con “Figli, per i Bastardi di Pizzofalcone”, pubblicato da Einaudi, De Giovanni scava nelle profondità dei rapporti familiari, toccando la sfera più intima dell’esistenza. Essere genitori o essere figli: un confine sottile, che rimanda all’idea di un amore incondizionato, talvolta così assoluto da diventare annichilente.

De Giovanni analizza il rapporto tra genitori e figli con grande intensità, e lo fa attraverso la squadra dei Bastardi, alle prese con problemi personali complessi e con lo scarto generazionale. In una Napoli mai semplice cornice ma protagonista, con i suoi vicoli, i luoghi pittoreschi, spesso silenziosi e immobili a dispetto del caos che domina le vie principali, il racconto segue i moti dell’anima dei protagonisti. C’è Palma, innamorato senza speranza della vicesovrintendente Ottavia Calabrese, che ricambia ma vive il peso della responsabilità nei confronti del figlio autistico, Riccardo. C’è la vicecommissaria Elsa Martini, costretta a confrontarsi con la figlia quattordicenne Vicky, oramai sempre più determinata ad occuparsi del padre,  il procuratore antimafia Diego Buffardi.  C’è Francesco Romano, detto Hulk per i suoi raptus di rabbia, che desidera adottare la piccola Giorgia, salvata da un cassonetto, ma per farlo deve accettare di resistere ad un matrimonio ormai finito. E poi Giuseppe Lojacono, il Cinese, separato e lontano dalla sua Sicilia, che vive con la figlia adolescente Marinella, immersa in una crisi profonda. Infine, Alex Di Nardo, che ha trovato  l’amore della compagna Rosaria, ma che vive il tormento della malattia della madre.

Un racconto che indaga a fondo la vita privata dei protagonisti, mettendone in luce le fragilità sullo sfondo di un’epoca che, proprio come la nostra, lascia sempre meno spazio alla comprensione reciproca. È un’epoca osservata attraverso lo sguardo dei Bastardi, ma soprattutto attraverso quello rivolto ai loro figli. Contestualmente, infatti, assume grande rilievo il tema della genitorialità, che De Giovanni tratteggia volutamente con attenzione.

L’autore non giudica ma accetta i personaggi nella loro complessità e nel loro naturale disagio, come solo un padre può fare con i suoi figli. Con grande maestria Maurizio de Giovanni fonde il lavoro investigativo dei protagonisti con un’attenta e particolareggiata analisi della psicologia dei personaggi, spostando l’asse dell’attenzione dal delitto, che è motore e movente del romanzo, all’analisi sociale dei personaggi. Dialoghi che si fondono con l’introspezione, sostenuta da una prosa fluida e precisa, con un ritmo bilanciato che, come il rintocco di un orologio, alterna momenti di riflessione a descrizioni creative, quasi filmiche.  Napoli e Pizzofalcone rappresentano presenze vive, palpabili, oranti, in grado di costruire immagini profonde ad ispirazione dei moti dell’anima dei personaggi. Con “Figli per i Bastardi di Pizzofalcone”, Maurizio de Giovanni torna nel famoso commissariato di Pizzofalcone mostrando al lettore le fragili, e in continuo divenire, esistenze dei protagonisti che brancolanti nel buio di un terribile delitto, cercano la strada dell’equilibrio e della salvezza, non solo per trovare i colpevoli, ma soprattutto per ritrovare sé stessi.

Anna Di Fresco