“NapoliStoria” una promettente collana delle edizioni La Valle del Tempo, uscita in occasione dei 2500 anni della città.

Dopo il successo di “Agorà ombre e storia nelle piazze d’Italia”  la casa editrice campana propone ai suoi affezionati lettori un’altrettanto interessante collana con un comune denominatore: la città di Napoli.

I due primi volumi, infatti, visitano la capitale partenopea nel cuore della sua vita culturale attraverso la storia architettonica delle sue chiese e la letteratura che da sempre ne ha accompagnato la vita.

“Lo spazio sacro nella città che cambia” di Francesco Divenuto già ordinario di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, è, appunto, un itinerario culturale tra le chiese di Napoli attraverso i secoli. Uno studio che ha come finalità quella di leggere la storia della città attraverso la cultura artistica delle sole strutture sacre ripercorrendo le varie stagioni storiche ed artistiche, proprio attraverso i manufatti religiosi.

Va da sé che questo studio non può non tenere conto del ruolo degli architetti e di chi ne ha chiesto l’edificazione: gli Ordini religiosi, le Istituzioni pubbliche, le famiglie nobiliari.

Come per tutte le realizzazioni edilizie anche per quelle religiose si riflette la condizione di una società.

Esaminare quindi un’architettura religiosa significa inevitabilmente indagare la storia degli Ordini religiosi e i suoi rapporti con le istituzioni pubbliche e con la nobiltà cittadina, in altre parole anche con coloro che investivano danaro nel progetto.

 Il volume non racconta la storia artistica di tutti gli edifici religiosi della città, non è questa la sua finalità. Sono stati individuati, infatti, quegli edifici che hanno meglio rappresentato il succedersi della storia architettonica nei lunghi secoli delle vicende cittadine.

Un interessante lavoro che si presenta come una guida, ma che, tuttavia, grazie al suo rigoroso approccio storico artistico, si rivolge ad un pubblico ben più ampio di quello meramente turistico.

L’altro libro della collana “Una, nessuna, duemilacinquecento Napoli” porta la firma di ben tre autori: Francesco Divenuto, Clorinda Irace e Mario Rovinello.

Clorinda Irace è docente di Italiano e Storia, Mario Rovinello oltre ad essere un autore del testo è direttore editoriale della casa editrice che pubblica il volume.

L’intento dei tre autori, così come si legge nella prefazione, non è quello di un’antologia che raccoglie brani letterari; non avrebbe avuto molto senso, data l’enormità degli scritti che riguardano la città, ma quello di isolare temi a partire dall’oggi per fare un viaggio tornando indietro nel tempo.

Ed è infatti tema di questi giorni la grande presenza turistica nella città campana. Una realtà che va vista da più angolazioni perché, se è vero che Napoli è una meta turistica ambita da Spagnoli Tedeschi, Inglesi, Francesi, Polacchi ma anche da tanti Italiani, tutti attratti dalle sue bellezze naturali architettoniche folcloristiche gastronomiche, ma non solo; è altrettanto vero che la crescente domanda di locazione temporanea ha determinato la crescita esponenziale di  bed and breakfast, realizzati, per mero interesse economico anche in quelle case nel cuore della città fino a poco tempo fa occupate da residenti. Ma questo è un altro problema, come ben dice Clorinda Irace nel testo, Napoli è sempre stata una meta ambita già in epoca latina. Publio Papino Stazio, infatti, scriveva alla moglie delle peculiarità del posto convincendola a trasferirsi.

Ed ecco quindi che il testo con naturalezza accompagna per mano il lettore nella letteratura che nel tempo ha riguardato la città,  ma non solo in quella  classica, ma anche in quella che da tempo accompagna la musica e il calcio.

Ed è così che dagli apprezzamenti per la città di Goethe e La Capria, si passa alle parole non da tutti condivise di Aurelio Musi, così come sottolineato da Francesco Divenuto nel suo paragrafo, con le quali l’autore conclude il suo  “Mito e realtà della Nazione Napoletana” edito nel 2016.

Stralci di letteratura, quindi, di opere che hanno accompagnato e ancora accompagnano la storia della città, come “Il Mare non bagna Napoli” di AnnaMaria Ortese che come ricorda Mario Rovinello ben sottolineava l’immobilismo a 10 anni dalle “Quattro giornate di Napoli” Una pagina di storia che per molti oggi è purtroppo forse solo un film di Nanni Loy.

Una storia stratificata quella della città, con il comune denominatore della lotta per la sopravvivenza.  Una sofferenza che si potrebbe definire endemica, dettata anche da scelte politiche sbagliate come quelle urbanistiche tra la fine degli anni 40 e gli inizi degli anni 50, sottolineate nel libro dagli scritti di Ghirelli.

Ma di Napoli, così come del Napoli ci si innamora. Come si può a distanza di 2500 anni, continua Rovinello in un breve capitolo dedicato, non parlare dell’amore dei napoletani per la propria squadra e di quelle memorabili date impresse nel cuore nella mente e negli scritti che riguardano la città ?

Rumori assordanti di un popolo in festa, musica, per le orecchie dei tifosi napoletani, così come quella musica che ha da sempre accompagnato i suoi abitanti tra vicoli e strade e che, a partire dalla “Villanella”, come Linda Irace ci ricorda nell’ultimo capitolo, magnificava nei versi suoni e colori della città.

Un crogiuolo di artisti che a partire dal 500 grazie ad una domanda musicale sempre crescente si formavano nei 4 conservatori nati in città. Come non parlare della festa di Piedigrotta. Una letteratura musicale che diede lustro alla città nel mondo. Tanti, infatti, gli autori che vi parteciparono come Di Giacomo, Bovio, E.A.Mario, Murolo. Ma la festa, come si sa, è anche occasione per gustare pietanze particolari non necessariamente frutto di costose ricette, ma anzi il più delle volte povere, come sottolinea sempre Linda Irace in un dedicato capitolo.

Piccole delizie che con le variati odierne, costituiscono oggi attrazione per il turismo di massa, ma che nella storia della città hanno avuto da sempre una precisa, con tanto di citazione da parte di scrittori, saggisti, e viaggiatori intellettuali.

È difatti un viaggio questo volume, un percorso a ritroso nel tempo non solo sul consumo di cibo e vino a partire dalla Pompei del I secolo d.C., ma anche in quella Napoli che per molti e per molto tempo fu considerato luogo salubre adatto per lenire la sofferenza di alcune patologie, così come testimoniato dagli scritti di tanti illustri personaggi che vi hanno soggiornato: dagli aristocratici e politici romani a Garibaldi, da Pietro da Eboli a Leopardi.

Buona lettura

Anna Di Fresco