Non poteva esserci definizione più adeguata di quella fatta da Sergio Zazzera nella prefazione: “L’enciclopedia del vicolo”, perché il volume di Monica Florio “Il mondo dei vicoli Identità e rappresentazione”, Guida Editori è proprio una piccola, ma al tempo stesso completa ed esaustiva, enciclopedia.

Da non confondersi con una “guida turistica”, potrebbe trovare collocazione in ogni libreria, per il suo indiscutibile valore in qualità  di  “guida storica”.

L’autrice dopo un accurato racconto sulla struttura urbanistica di Napoli, si sofferma sui vicoli. Quel particolare microcosmo, che oltre ad essere analizzato e descritto in tutta la sua complessità, è ben rappresentato anche da importanti immagini fotografiche.

Si scopre così che i vicoli non riguardano solo la zona popolare della città ma tutti i quartieri e, per ogni vicolo, può nascondersi una storia differente da cui spesso è tratto anche il suo nome.

Un esempio?  “Vico Scassacocchi” così denominato per via della difficoltà che incontravano le carrozze nell’attraversarlo.

Il  tour virtuale abbraccia la storia, i personaggi che vi soggiornavano, i lavori che in quei “bassi” si svolgevano, il ruolo delle donne. Si passa dalla descrizione della “lavannara” a quello della “nocellara”. Si scopre che esisteva “’a scapillata”, una lamentatrice professionista che veniva ingaggiata durante i funerali, e la “sciurara, venditrice di fiori.

Ma si racconta anche delle lotte di quartiere, del contrabbando e del ruolo degli usurai. Ampio spazio alle feste popolari con descrizione di personaggi frutto della fantasia popolare, presenti nei vicoli.

Commedie e film, hanno narrato e rappresentato la vita nei bassi di Napoli e l’autrice non dimentica nessuno, passando da Ferdinando Russo al poeta Chiurazzi, per arrivare alle opere teatrali, al cinema, alla musica. Un viaggio nel passato, che non dimentica il presente.

Grazie al tratto leggero della sua penna, il lettore può riscoprirsi parte di quella realtà, può viaggiare  nel tempo e sicuramente innamorarsi ancora più di Napoli.

Renata Buonaiuto