D’estate si va in vacanza, ci si allontana dagli spazi abitudinari per trascorrere un periodo diverso lontano da persone e cose del nostro tempo ordinario. Una scelta che in qualche modo ci fa sentire liberi, disponibili a vivere un tempo diverso, lontano dallo stress del lavoro. Tuttavia fuori da casa abbiamo comunque bisogno delle nostre certezze, di quelle non possiamo farne a meno. “Quel posto che chiami casa” di Enrico Galiano  potrebbe essere una lettura adatta in questo periodo estivo, lettura che può aiutarci a riflettere sul nostro tempo, su quel viaggio attraverso le coordinate della mappa della vita che ci accompagnano ovunque andiamo.

“Quando parlo con gli adulti, mi dicono sempre che vent’anni sono pochi. Dicono che devo ancora cominciare a vivere, ma non sanno che vent’anni possono essere già una vita. A volte, anche due.
Sì, Cè: c’è stata una vita prima di te, e una vita dopo di te. E nella lista che ho fatto manca un dettaglio: ho un cane, un ragazzo, una migliore amica, ma anche un fratello. Tu, Cè.”

Quel posto che chiami casa, Garzanti edizioni, dell’autore Enrico Galiano, rappresenta un viaggio alla riscoperta di un sé nascosto e misterioso.
Vera, la giovane protagonista di questo ultimo intimistico lavoro dell’autore friulano, è una ragazza dalla spiccata fragilità con una visione di sé distorta da un tragico evento:” la perdita prematura del fratello”.
Da quel giorno tutta la sua vita sarà una proiezione di quella che sarebbe stata la vita del fratello, troppe volte esaltato nelle virtù e nelle capacità. I genitori, infatti, tendono ad accentuare la perfezione di quel figlio, ormai, ombra di un passato che confonde la realtà al punto da rendere la personalità di Vera distorta. La giovane segue i passi, ipotetici, del fratello, e per farlo costruisce una finizione dove non esiste più il suo volere ma quello degli altri. Frequenta giurisprudenza, si impone dei ritmi tali da fare sì che il suo sia un comportamento prevedibile, di fatto, perdendosi. Quel posto che chiami casa, infatti, invita a riflettere su un’idea di casa che non sia canonica ma spirituale. Casa, ad esempio, può essere un sentimento che ti rende “vero”.
Vera non è mai sola, accompagnata, com’è, dalla voce del fratello che affettuosamente chiamerà Cè.
“Fa strano, lo so. Chiamare Cè qualcuno che non c’è. Lo considero anche questo uno dei tanti segni che il destino, o chi per lui, ha deciso di buttare lì per farmi tornare da te, come i sassolini di Pollicino disseminati nel bosco scuro e spaventoso in cui mi sono persa.”
Un’eroina del nostro tempo che combatte con il suo stare al mondo. Per i più lei è fuori posto, strana, talvolta pazza. Parla con il fratello defunto che spesso la diverte e, parimenti, la giudica e la confonde:
“Sei davvero Vera?”
Un fratello che incontreremo alla stregua di una voce fuori campo di una narrazione che alterna passato e presente, e che permetterà al lettore di empatizzare con i personaggi per scoprire le loro motivazioni profonde . Galiano usa uno stile semplice ma efficace, oserei dire, talvolta poetico, in grado di coinvolgere e commuovere con onestà senza alcun tipo di sofismo.
Con questo ultimo, interessante, lavoro Galiano mette in un luce come il senso di appartenenza sia fortemente influenzato dal mondo che ci circonda, dalle frequentazioni, dalle esperienze, e come i rapporti familiari siano influenti nella formazione della personalità dei più giovani.
La protagonista affronterà un percorso di crescita che la porterà a confrontarsi con le proprie radici divenendo, di fatto, un esempio di come il percorso di crescita e di scoperta di sé stessi, passi da un lungo periodo di riflessione. Una scrittura intima e coinvolgente che invita a valorizzare le piccole cose che rendono reale la vita che viviamo,ponendo l’accento su di un sé altruistico e libero da preconcetti.
Un romanzo che, nell’affrontare assenza e dolore, lancia un messaggio di speranza volto a valorizzare quelle relazioni che rendono unici, che ci riportano, appunto, a casa.

Anna Di Fresco